Gestione dei rifiuti nel Vibonese, sindaci nel panico: si rischia il caos

A breve la sottoscrizione dei necessari protocolli d’intesa per il conferimento della spazzatura nell’impianto Daneco di Lamezia Terme e nel termovalorizzatore di Gioia Tauro

Il subentro degli enti locali alla Regione nella gestione della spazzatura agita le giornate dei sindaci del Vibonese. Non a caso per la prima volta massiccia è stata la partecipazione degli amministratori alla conferenza dell’Ato tenuta ieri nell’aula consiliare del Comune di Vibo Valentia. All’appello hanno risposto 38 primi cittadini su 50. Numeri mai visti nelle precedenti occasioni. Sotto la lente sono finite le procedure amministrative da eseguire nella fase di subentro alla Cittadella. A cominciare dalla delibera che stata approvata ancora da una trentina di Consigli comunali. Gli altri dovranno provvedere a farlo entro il prossimo 31
gennaio pena l’invio da parte della Regione di un Commissario ad acta.
Le novità della gestione. Compiuto questo atto, i Comuni per i prossimi 12 (forse anche 18 mesi) avranno la possibilità comunque di delegare la Regione nella gestione tecnico-finanziaria dell’intero ciclo dei rifiuti. E dunque avranno la possibilità di respirare. Ovviamente, tutto ciò avrà un costo. La Regione continuerebbe a pagare gli impianti, in sostanza, durante il periodo nel quale è stata delegata a condizione che i Comuni versino almeno la quota relativa ad un’annualità.
I chiarimenti di Callipo. Quelle pregresse, sulla base di un accordo i cui termini sono stati chiariti dal presidente dell’Anci Gianluca Callipo, “verranno momentaneamente congelate”. Qualora non si procedesse al pagamento della quota spettante, la Cittadella invierebbe ugualmente il commissario. La quota spettante ad ogni Comune è di 50 centesimi per abitante. Tali particolari sono stati chiariti all’assemblea dei sindaci dal presidente dell’Ato, il sindaco
 di Vibo Elio Costa e, come detto, dal primo cittadino di Pizzo Gianluca Callipo, presidente dell’Anci Calabria. Affrontata anche la questione legata all’accorpamento dell’Ato di Vibo a quella di Catanzaro. Ed in tal senso è stata data la delega (a maggioranza) al presidente per la sottoscrizione dei necessari protocolli d’intesa per il conferimento dei rifiuti nell’impianto Daneco di Lamezia Terme e nel termovalorizzatore di Gioia Tauro.

Impianto di Sant’Onofrio. Il nodo dell’impianto di Sant’Onofrio  (un’idea che rimane in piedi nel piano regionale dei rifiuti e i cui atti non sono mai stati revocati dall’Ato) è finito nuovamente sotto la lente dell’assemblea dei sindaci. E Costa in tal senso ha espresso la propria volontà: “Lo vorremmo sostituire momentaneamente con Lamezia per due ragioni di fondo: i tempi più brevi ed il risparmio nella spesa. I 35 milioni previsti per costruire quella struttura – ha detto il sindaco del capoluogo – verrebbero impiegati da una parte per l’ampliamento della discarica lametina e per la costituzione di tre stazioni di trasferenza per lo stoccaggio dei rifiuti nella zona montana, collinare e costiera del territorio provinciale”.  Non ci sarà nell’immediatezza modo neppure di fare un avviso pubblico per per i centri di conferimento. La Regione si appresta così a prorogare l’appalto di ulteriori tre mesi alla Ecocall, la società privata per il conferimento dell’umido attiva sul territorio provinciale. Successivamente si punterà a predisporre un bando, ma questo soltanto quando sarà stato predisposto un ufficio di piano. Individuata solo temporaneamente anche la figura dirigenziale. Considerata la necessità di contenere i costi, la scelta è ricaduta ancora una volta su Adriana Teti sulla cui “diligenza” Elio Costa ha garantito all’assemblea. E puntualmente sono arrivate le proteste dai sindaci di alcuni Comuni. Maurizio De Nisi (Filadelfia) ha segnalato la necessità di predisporre un avviso pubblico” ed lo stesso Callipo ha convenuto sul fatto che “in futuro si dovrà puntare sulla competenza”. Per evitare che le riunioni continuino andare deserte, l’Ato ieri ha modificato il regolamento, riducendo il numero dei sindaci necessari per aprire le riunioni ad un terzo dei componenti complessivi in seconda convocazione. Un altro passo in avanti per evitare che le sedute vadano sistematicamente a vuoto.