Università antimafia nella villa dei Mancuso: chiusa ancor prima di partire

Dopo l’uscita di scena di “Riferimenti” il bando pubblicato dal Comune va deserto. Nessuna associazione vuole assumersi la gestione del Centro

Doveva essere il simbolo della presenza dello Stato nel territorio che era la base operativa di uno dei clan più potenti della ‘ndrangheta: i Mancuso. Non a caso, l’Università antimafia è nata in una villa sequestrata alla consorteria criminale. Inaugurazione in pompa magna. Al suo interno sono stati ospitati docenti, magistrati, esponenti di governo, noti giornalisti, scrittori, persino un rettore. E’ stata visitata dalle più alte cariche politico-istituzionale (ad esempio, sono giunti a Limbadi l’allora Procuratore Distrettuale Antimafia Pietro Grasso e la presidente della commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi). Tanti progetti per il futuro che hanno alimentato la speranza in un vero cambiamento del contesto sociale di un comune che sovente viene accostato, a volte a sproposito, alla mafia. L’obiettivo: spezzare quella funesta immagine di Limbadi feudo dei Mancuso. Dimostrare che il ripristino della legalità è possibile.




Un Centro mai operativo. Nel Centro Studi sono state allestite aule e strumenti per le lezioni, postazioni multimediali, camere da letto arredate, laboratori all’avanguardia, per una spesa di oltre due milioni di euro. Insomma, era tutto pronto per fare sorgere nel simbolo del potere e dello sfarzo del Mancuso un polo culturale d’eccellenza, la cui gestione era stata affidata all’assocciazione “Riferimenti”. Un Centro che, comunque, non è mai decollato. A parte qualche convegno, di iniziative di ampio respiro nemmeno l’ombra. Anzi, a farla da protagonista la polemica scoppiata tra dalla presidente di “Riferimenti” Adriana Musella e l’allora sindaco Pino Morello. Fino al triste epilogo. “Riferimenti” esce di scena perché la sua presidente viene coinvolta a Reggio Calabria in un’inchiesta per la poca trasparenza nell’utilizzo dei fondi statali destinati all’attività antimafia e l’amministrazione comunale  èsciolta per presunte infiltrazioni mafiose.

Il bando andato deserto. Risultato: tante speranze accese, milioni di euro spese, una miriade di annunci di propositi ma mai nessun studente ha concluso un corso di lezioni o alloggiato all’Università antimafia. La terna commissariale che regge le sorti del Comune dopo lo scioglimento ha pubblicato un bando avente ad oggetto la gestione del Centro studi. Ebbene, nessuna associazione ha presentato domanda: paura in possibili ritorsioni o impossibilità di sostenere i costi di gestione? E avanti così….