Marisa Manzini a Vibo: “La parola è l’arma vincente che fa paura alla ‘ndrangheta” (VIDEO)

Il procuratore aggiunto di Cosenza protagonista al Sistema bibliotecario vibonese nell’ambito di un ciclo di eventi organizzati dal questore Andrea Grassi per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne

L’importanza di parlare in un territorio come quello calabrese, sottomesso dall’omertà e dal tacito patto del silenzio imposto dai più forti, dai mafiosi e non solo. La parola è l’arma più potente che la cittadinanza possiede e sono ancora purtroppo molti i contesti in cui il silenzio viene preferito. Un esempio lampante è quello della violenza di genere, in cui, troppo spesso, le donne vittime decidono di tacere dinnanzi ad atti violenti, molte volte giustificati o sottovalutati dalle stesse. Troppo i casi di femminicidio in una regione collocata al secondo posto a livello nazionale in quanto a violenza di genere.




L’incontro. Il 25 novembre prossimo sarà la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, proprio per questa occasione il questore di Vibo Valentia, Andrea Grassi, ha organizzato un ciclo di eventi, suddivisi in quattro date per parlare del fenomeno e sensibilizzare la società con l’obiettivo di scuoterne le coscienze. Il primo incontro ha ospitato presso il Sistema bibliotecario di Vibo il procuratore aggiunto di Cosenza, Marisa Manzini, che ha presentato il suo libro “Fai silenzio ca parrasti assai”, nel quale vengono raccontate numerose storie di testimoni e collaboratori di giustizia che il magistrato ha incontrato in quindici anni di carriera svolta alla Dda di Catanzaro con competenza sul territorio del Vibonese.

Il ruolo della donna. Nel testo, però, è possibile incontrare numerose figure femminili, con diversi ruoli e diverse funzioni: la donna di ‘ndrangheta, fredda, calcolatrice e intenta a tramandare ai propri figli gli insegnamenti mafiosi. La donna di ‘ndrangheta che, alla nascita del figlio, tenta di cambiare vita distanziandosi dalla famiglia inizialmente, per poi ritornarvi e morire pochi giorni dopo suicidandosi. La testimone di giustizia che ha la forza di raccontare gli episodi di violenza che ha visto senza alcun timore.Violenza, tutto ruota attorno a ciò, e le donne, nel triste “primato” degli omicidi, appaiono le più colpite. Sin dagli albori della storia la donna è stata descritta come inferiore, schiava della cultura maschilista che ne ha fatto una “diversa”; concetti difficili da sradicare dalle menti anche oggi, nel 2018, in cui le donne hanno ruoli di rilievo in ambito professionale e sociale. Eppure i fenomeni violenti aumentano, la bruta legge del possesso è divenuta endemica. Giovani, adulti, anziani, poco importa, il fenomeno della violenza di genere interessa, indistintamente, ogni fascia di età, allora sorge spontanea la domanda: “Cosa fare?” Proprio durante l’incontro la risposta è stata chiaramente scandita dalle ferme parole di Andrea Grassi e Marisa Manzini: “Denunciate e non sottovalutate gli episodi prima che sia troppo tardi!”