Operazione Nemea contro il clan Soriano di Filandari: la Cassazione annulla con rinvio

I principali esponenti della famiglia di Filandari sono detenuti per vari reati tutti aggravati dalle modalità mafiose

La Corte Suprema di Cassazione Sesta Sezione Penale ha annullato con rinvio per nuovo esame al Tribunale della Libertà di Catanzaro, l’ordinanza che aveva confermato la misura estrema della custodia cautelare in cautelare in carcere emessa nei riguardi di Leone Soriano, 52 anni di Pizzinni di Filandari; di Graziella Silipigni 47 anni di Filandari (cognata di Leone Soriano e moglie di Roberto, scomparso nel 1996) e di Giuseppe Soriano anche lui di Filandari, difesi dall’avvocato Diego Brancia, tutti detenuti a vario titolo per i reati di tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose; estorsione consumata dalle modalità mafiose; porto e detenzione di materiale esplosivo, armi da guerra, detenzione di ingente quantitativo di sostanza stupefacente, violazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Tutti reati aggravati dalla metodologia mafiosa. Stesso provvedimento è stato adottato nei confronti di Caterina Soriano, 28 anni di Filandari  e Luca Ciconte 26 anni di Soriano. Anche in questi due casi la Sesta Sezione Penale della Suprema Corte ha annullato con rinvio al Tribunale della Libertà di Catanzaro tutte le imputazioni ascritte ai due indagati difesi dall’avvocato Giuseppe Di Renzo.




Operazione “Nemea”. Il blitz contro i Soriano di Filandari è scattato all’alba dello scorso 8 marzo. I carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Giovanni Bombardieri, hanno eseguito sette fermi nell’ambito di un’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Annamaria Frustaci. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’estorsione al danneggiamento, dalla detenzione di armi e munizioni alla detenzione di droga ai fini di spaccio. Reati aggravati dal metodo mafioso. L’inchiesta fa luce su una serie di intimidazioni messe a segno tra Filandari e Jonadi in un arco temporale piuttosto ristretto che va da fine novembre a fine febbraio. Una dozzina gli atti intimidatori ricostruiti dai carabinieri guidati sul campo dal colonnello Luca Romano e dal maggiore Valerio Palmieri. Tra i tanti episodi oggetto del fermo, inquietante l’idea di compiere un attentato ai danni della caserma dei carabinieri di Filandari.

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