"Basta con la brutta abitudine dello scarica barile nei confronti dei Comuni". Esplode fragorosa, dopo il dramma di Civita, la protesta dei sindaci del Cosentino, stanchi di una Protezione Civile che per "avere la coscienza a posto" un giorno sì e l'altro pure invia ai primi cittadini e sulle pec dei Municipi il messaggio di "allerta gialla".

L'affondo. "Ogni giorno intorno alle 15 - si legge in una chat dove sono iscritti diversi amministratori della provincia di Cosenza - riceviamo l'allerta "gialla", come è accaduto lunedì e ieri. Tra l'altro, attenzione, con su scritto: nessuna criticità. Ciò comporta l'attivazione di misure di precauzione obbligatorie ma il rischio è che si gridi inutilmente "al lupo al lupo" e poi, quando il lupo arriva per sfinimento non si fa nulla". In poche parole, facendo questo la Protezione Civile pensa di ottemperare al proprio dovere con i sindaci. La cosa, però, non è esattamente così: "Arrivato il messaggio - spiega un amministratore - mi dite che faccio? Gli Uffici a quell'ora sono chiusi. Emetto un'ordinanza ogni giorno è chi la legge? Chi interviene? Chi la segue? La verità è che forse il metodo adottato dalla Prociv non funziona. Nessun Comune in Calabria ha gli strumenti per poter agire".


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La polemica. Poi l'affondo ai vertici regionali e nazionali della Protezione Civile, a cominciare dal responsabile regionale Carlo Tansi: "Ci lasciamo perplessi le passerelle di chi appena giunge a Civita dice, per prima cosa, di aver diramato il bollettino di allerta e chi doveva leggerlo lo ha letto. Significa scappare dalle responsabilità".

La versione della Protezione Civile. "Un’altra tragedia che non doveva esserci. C'era un’allerta gialla che è stata ignorata». Lo ha detto il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, intervenendo a "Radio anch’io", su Raiuno. "L'allerta gialla - ha aggiunto Borrelli - prevede anche esondazioni improvvise e la Calabria, in questo senso, è particolarmente predisposta".

Il capo della Protezione civile si è detto anche convinto della "necessità di migliorare in futuro l’organizzazione statale per evitare esposizioni a rischio e la sensibilità in questo senso della popolazione. Nel caso delle Gole del Raganello, infatti, c'è stata una sottovalutazione del rischio da parte degli escursionisti che si trovavano nelle Gole".