L’avvocato De Pace insiste: “Lo Stato ha il dovere di proteggere la famiglia Vinci

Per il legale, gli atti dicono “che i genitori di Matteo sono ancora in pericolo di vita”. Ennesimo invito alla Prefettura: “Disponga la scorta”

L’avvocato Giuseppe De Pace torna all’attacco e in una nuova istanza al prefetto di Vibo Valentia, invoca, ancora una volta, la scorta per Rosaria Scarpulla e Francesco Vinci, genitori di Matteo, fatto saltare in area nelle campagne di Limbadi dalla famiglia Mancuso.

La richiesta. “Dalle risultanze investigative, dal decreto di fermo emesso dalla Procura Distrettuale a carico della famiglia Mancuso-Di Grillo – scrive De Pace – dall’ordinanza del gip del Tribunale di Vibo Valentia e da quella del gip distrettuale, emerge quanto estesa sia la rete criminale territoriale della quale dispone il clan mafioso dei Mancuso per portare a termine il disegno di annientamento di quanto è rimasto della famiglia Vinci-Scarpulla- disegno esplicitato “apertis verbis” dalla Rosaria Mancuso, e ritenuto realistico dallo stesso gip distrettuale”.




L’inchiesta. Infatti, nelle carte della Procura si legge: “In tutti i suoi spostamenti per il disbrigo di incombenze familiari, la signora Scarpulla viene costantemente “placcata” da qualche Mancuso; in data 26 luglio è stata depositata l’ordinanza del Tribunale di Vibo Valentia riunito in camera di consiglio: l’ordinanza ha posto una pietra tombale sulle temerarie pretese di impossessamento del terreno da parte dei Mancuso-Di Grillo, con loro condanna, oltre che al massimo delle spese di giudizio, per responsabilità aggravata. Tale provvedimento è foriero di ulteriori reazioni scomposte e pericolose da parte dei soccombenti Mancuso-Di Grillo: o per vendetta o per ritorsione. I coniugi Vinci-Scarpulla, se da un lato plaudono al trionfo della giustizia, dall’altro temono ancora di più per la loro incolumità”.

L’appello. Da qui le conclusioni: “Oggi più che mai, il pericolo di morte aleggia sulle loro persone-dotarli di una scorta armata e obbligo indifferibile per lo Stato”.

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