Si sono rivelate fondamentali le dichiarazioni fornite agli inquirenti dal "killer-pentito" vibonese Nicola Figliuzzi, l'uomo che nell'agosto del 2011 ha inseguito e ucciso Giuseppe Canale a Gallico Superiore. Nella mattinata di oggi i carabinieri dei comandi provinciali di Reggio Calabria e di Vibo sono entrati nuovamente in azione e hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione distrettuale antimafia reggina guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri. In carcere sono finite tre persone, ritenute, in concorso tra loro e con altri indagati già compiti da un analogo provvedimento nei mesi scorsi, di omicidio, detenzione e porto di armi clandestine e da guerra, ricettazione, commessi con l’aggravante del metodo e delle finalità mafiose.




Nomi. I destinatari della misura sono Antonino Crupi, 35 anni di Reggio Calabria; Giuseppe Germanò, 48 anni di Reggio Calabria; Diego Zappia, 33 anni di Oppido Mamertina. Il provvedimento costituisce l’esito di un ulteriore approfondimento investigativo condotto dai militari dei Nuclei Investigativi di Reggio Calabria e Vibo Valentia che, sotto il coordinamento del Procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo e del sostituto procuratore Sara Amerio, ha consentito di individuare i tre indagati, ritenuti dagli inquirenti appartenenti o legati alla cosca reggina dei "Condello-Chirico" e ulteriori responsabili dell’omicidio di Giuseppe Canale, avvenuto a Gallico il 12 agosto 2011.

La prima fase dell'inchiesta. In una prima fase le indagini sull’omicidio avevano già condotto, lo scorso 10 novembre, all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti degli esecutori materiali individuati nei vibonesi Christian Loielo, Nicola Figliuzzi e nel reggino Salvatore Callea (che li avrebbe reclutati) e dei mandanti Filippo Giordano, Domenico Marcianò e Sergio Iannò.

Il movente. Già dalle prime battute, le risultanze investigative avevano consentito di collocare il grave fatto di sangue nell’ambito di un regolamento di conti interno alla consorteria criminale.A confortare l’assunto erano intervenuti, nell’ambito delle indagini avviate per la ricostruzione dei gravi fatti inerenti ad una cruenta faida di ‘ndrangheta consumatasi a cavallo del 2011 e del 2012 nel territorio vibonese, gli esiti di ulteriori attività tecniche e soprattutto le dichiarazioni convergenti di più collaboratori di giustizia, che incidentalmente hanno fornito chiari e precisi elementi conoscitivi anche riguardo all’omicidio di Gallico.




Il killer pentito.  Si sono rivelate determinanti le dichiarazioni rese dai collaboratori all’indomani degli arresti dello scorso novembre, con particolare riferimento a quelle rilasciate da uno degli esecutori materiali, Nicola Figliuzzi. Dal complesso dei contenuti dichiarativi emergeva come la vittima, Giuseppe Canale, fosse divenuto personaggio scomodo al gruppo di ‘ndrangheta facente capo a Antonino Crupi e Domenico Marcianò, poiché ritenuto esecutore materiale dell’omicidio – avvenuto il il 20 settembre del 2010 – di Domenico Chirico, suocero di Crupi ed elemento di vertice dell’omonima cosca di ‘ndrangheta operante nella frazione Gallico. Nella prima fase delle indagini, i collaboratori hanno fornito precisi elementi sui soggetti che materialmente avevano proposto l’omicidio ai killer, ovvero Salvatore Callea e Diego Zappia. Nuovi elementi sono emersi, inoltre, sulle modalità con le quali i killer sono stati indirizzati su Giuseppe Canale, soggetto non conosciuto dagli esecutori assoldati per il suo assassinio.  Si tratta dei  Marcianò (già detenuto) e Crupi che hanno incontrato i killer, hanno condotto insieme a loro i sopralluoghi sul luogo dell’agguato, hanno fornito una descrizione fisica della vittima, hanno dato il via all’esecuzione e hanno garantito il supporto logistico prima, durante e  dopo l’omicidio.

I mandanti. Tra i mandanti dell’omicidio, infine, insieme a Domenico Marcianò,  Sergio Iannò (anche lui già colpito dalla precedente misura cautelare) e  Antonino Crupi, figura anche Giuseppe Germanò, titolare di un negozio di ortofrutta a Gallico, che mise a disposizione degli altri indagati i locali del proprio esercizio pubblico per le riunioni propedeutiche alla consumazione del reato, prendendo parte in prima persona all’ideazione e alla programmazione del grave fatto di sangue.

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