Le mani della ‘ndrangheta su Roma, ecco chi sono i quattro calabresi arrestati

Gli eredi di Rocco Molè, assassinato dieci anni fa avrebbero deciso di investire i propri soldi in strutture turistiche nella zona dei Castelli Romani subito dopo l’omicidio del boss

Avevano deciso di investire i loro soldi in strutture per turisti nella zona dei Castelli Romani, tra Rocca di Papa e Frascati, i quattro calabresi arrestati oggi dalla squadra mobile su ordine della Dda, ritenuti vicino alla cosca dei Molè che fino al 2008, assieme alla famiglia Piromalli, operavano nel cosiddetto ‘mandamento tirrenico’, cioè nella fascia tirrenica della provincia di Reggio Calabria.

Nomi. In carcere sono finiti l’imprenditore Agostino Cosoleto, suo figlio Francesco, il cognato Teodoro Mazzaferro mentre i domiciliari sono stati disposti nei confronti di Maria Luppino, moglie di Agostino. E’ proprio quest’ultimo a vantare un rapporto di affinità coi Molè: suo figlio Francesco ha sposato Maria Teresa, figlia del boss Rocco Molè assassinato il primo febbraio di dieci anni. Quell’omicidio sconvolse gli equilibri della ‘ndrangheta della Piana e rappresentò il punto di maggiore criticità per tutta la famiglia tenuto conto che altri due fratelli di Rocco erano detenuti in carcere nello stesso periodo.




Investimenti a Roma. Dopo quel fatto di sangue, preso atto della saturazione del mercato locale, la famiglia Molè, che comunque continua a mantenere contatti con il territorio calabrese, delocalizza la propria attivita’ e punta sulla realta’ di Roma e provincia per fare investimenti di natura immobiliare. Quanto alla famiglia Cosoleto, anch’essa è stata coinvolta in passato in vicende giudiziarie per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Agostino e il figlio Francesco furono arrestati, nel dicembre del 2009, nell’ambito operazione “Maestro” della Procura Distrettuale di Reggio Calabria, proprio in quanto appartenenti alla cosca Molè. Agostino, condannato in primo grado con giudizio abbreviato, fu poi assolto in appello, mentre Francesco, giudicato con rito ordinario, venne assolto dal Tribunale di Palmi. E successivamente alla loro scarcerazione, decisero di allontanarsi da Gioia Tauro trasferendo i loro interessi economici nella zona dei Castelli Romani, perfettamente in linea con le strategia di quell’epoca dei Molè.

Le accuse. Stando a quanto accertato dagli investigatori, Agostino si sarebbe avvalso del figlio Francesco per schermare la proprietà e la piena disponibilità della societa’ “il Casale srl”, (le cui quote sono state oggi sottoposte a sequestro preventivo assieme alla ditta ‘Il Redentore’ di Maria Luppino, piu’ altri immobili) al fine di sottrarla a possibili ‘aggressioni’ da parte dell’autorità giudiziaria. Sempre Agostino, tramite l’intermediazione del cognato Mazzaferro, avrebbe ottenuto, attraverso un contratto di comodato di azienda commerciale, la conduzione di un’attività di ristorazione e bed & breakfast a Rocca di Papa. Nel caso specifico, è Francesco Cosoleto stipulare un contratto con la società “La regina del bosco srl” in forza del quale ha acquisito la disponibilità di una struttura ricettizia – composta da hotel e ristorante – che aveva la stessa denominazione. Completati tutti i lavori di ammodernamento, la struttura è stata poi inaugurata nel maggio di 3 anni fa con il nome di “Ristorante albergo Il Redentore”.

Il “dominus”. Sono numerose le intercettazioni tra i protagonisti della vicenda dalle quali emerge chiaramente che Agostino Cosoleto è il ‘dominus’ dell’operazione e l’effettivo titolare e gestore della società “il Casale”, mentre il figlio Francesco è risultato un mero dipendente, in tutto subordinato alle direttive del padre. Ed è fittizia, a parere di chi indaga, anche l’intestazione a Maria Luppino della struttura alberghiera ‘Il Redentore’.

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