Il pentito Emanuele Mancuso “scarica” gli avvocati di fiducia e svela i segreti di famiglia

Il rampollo del potente clan di Limbadi cambia i propri difensori e si affida ad Antonia Nicolini, il legale del collaboratore di giustizia vibonese Nicola Figliuzzi

Durante l’udienza di stamane del procedimento in corso di celebrazione innanzi il gup Graziamaria Monaco, che vede Emanuele Mancuso imputato del reato di detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente, sono emersi ulteriori elementi che confermerebbero l’intenzione di collaborare con la giustizia del rampollo “sui generis” di casa Mancuso, figlio di Pantaleone Mancuso detto “L’ingegnere”.




Emanuele Mancuso

La conferma del pentimento. Il trentenne di Nicotera, nei cui confronti il pubblico ministero ha chiesto la condanna a due anni e dieci mesi di reclusione, oltre alla multa di settemila euro, risulta allo stato detenuto nel carcere di Paliano: istituto penitenziario tipicamente destinato ad “ospitare” i collaboratori di giustizia. Ma c’è di più: nel corso dell’udienza Emanuele Mancuso ha revocato i propri storici difensori, per affidare la propria difesa ad uno studio di penalisti specializzati nella tutela giudiziaria dei pentiti. Specificamente, sembrerebbe che il legale incaricato sia l’avvocato Antonia Nicolini, avvocato di fiducia dell’altro collaboratore di giustizia vibonese Nicola Figliuzzi. E’ l’ulteriore conferma del pentimento di Emanuele Mancuso che, da oltre un mese ormai, non ha più contatti con i familiari e collabora con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ai quali starebbe svelando molti dei segreti della famiglia di Limbadi. Un vero e proprio terremoto nella più potente cosca di ‘ndrangheta vibonese. A questo punto la sua collaborazione con la giustizia aspetta solo il “sigillo” ufficiale.

L’inchiesta. Il processo che vede oggi tra gli imputati Emanuele Mancuso nasce dalle indagini condotte sul campo dai carabinieri riguardo più imputati, che avrebbero, in concorso tra loro e a vario titolo, acquistato e ceduto sostanze stupefacenti del tipo marijuana, cocaina e canapa indiana; teatro dell’attività di spaccio il comprensorio delle Serre vibonesi. Nei loro confronti, pesanti le richieste del pubblico ministero Filomena Aliberti, titolare delle indagini.

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