E' ormai a tutti gli effetti una testimone di giustizia. Gran parte del provvedimento di fermo emesso a carico della famiglia Di Grillo-Mancuso si poggia sulle dichiarazioni e sulle accuse di Rosaria Scarpulla, la mamma di Matteo Vinci, il 42enne vittima dell'attentato dinamitardo compiuto lo scorso 9 aprile nelle campagne di Limbadi. Le sue coraggiose denunce sono alla base dell'operazione "Demetra" ma lei si sente sempre più sola, abbandonata dallo Stato che ora neanche risponde alle sue richieste.

Senza parole. Da ieri, insieme al suo avvocato Giuseppe De Pace, occupa la Prefettura e stamane è tornata alla carica allo scopo di avere ciò che chiede: una scorta per andare a riprendersi il marito a Palermo. Francesco Vinci può infatti lasciare l'ospedale ma non sa come tornare a casa. La famiglia Vinci non ha i soldi per sostenere questa spesa e la signora Scarpulla ha paura a muoversi da sola, esposta a tanti pericoli. Ora più che mai. Ieri ha incontrato il capo gabinetto della Prefettura di Vibo che ha annotato le su richieste. Questa mattina attendeva delle risposte che ancora nessuno ha dato. Ha chiesto di essere ricevuta dal vice prefetto che, però, non è in sede. E' disperata Rosaria Scarpulla. Si sente presa in giro dallo Stato ed il suo avvocato in un momento di alta tensione ha provato anche a buttare giù a calci la porta dell'Ufficio territoriale di Governo.




In attesa di risposte. Quella porta resta chiusa alla testimone di giustizia di Limbadi che ha puntato l'indice contro i Mancuso indicandoli come gli autori dell'attentato dinamitardo che è costato la vita a suo figlio e il ferimento di suo marito. Sul posto sono quindi giunti il personale della Digos che hanno provato a tranquillizzare la donna. A ventiquattrore dal blitz dei carabinieri che ha fatto luce sull'autobomba di Limbadi, Rosaria Scarpulla chiede adesso di essere protetta dallo Stato e chiede di essere aiutata per riportare a casa suo marito Francesco.

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