Autobomba a Limbadi, botta e risposta tra il legale della famiglia Vinci e Libera

L’avvocato De Pace ribatte a don Ennio Stamile e attacca le istituzioni: “VI siete girati dall’altra parte”.

Prosegue la polemica a distanza tra don Ennio Stamile, coordinatore regionale di Libera e l’avvocato Giuseppe De Pace, difensore della signora Rosaria Scarpulla, la mamma di Matteo Vinci, saltato in aria a Limbadi nello scorso mese di aprile all’interno della sua auto. “Inizio -scrive l’avvocato De Pace – dalle affermazioni contenute nell’ultimo periodo di dette dichiarazioni: “le vittime ed i loro familiari hanno bisogno di verità, di giustizia e di autentica solidarietà fatta di parole vere e di gesti concreti, non di strumentalizzazioni pubblicitarie o di altro vario genere”. Don Stamile è persona intelligente, dotata delle giuste categorie, e può congetturare e rappresentarsi mentalmente che, in relazione alla vicenda de qua, tutte le “televisioni del dolore”, ossia quelle trasmissioni che fanno auditel col vouyerismo delle disgrazie, hanno tentato di ingaggiarci nei loro programmi per spettacolarizzare il dramma che vive la famiglia Vinci. A tutte, nessuna esclusa, abbiamo opposto il nostro rifiuto. Può alzarsi qualcuno per dirci: vi ho visto in questo o quel talk show? No”.

I quesiti. “Quindi – prosegue – di quali “strumentalizzazioni pubblicitarie” parla, il nostro? Certo, è stato fatto di tutto per tenere viva l’attenzione sulla vicenda; ma al solo fine, diciamo, deterrente, per la tutela della vita della signora Rosaria, visto che lo Stato l’ha abbandonata al suo destino, destino che, quando la polvere si depositerà – se le cose non cambiano – compirà il suo corso:don Stamile sa che il lavoro di annientamento della famiglia Vinci,iniziato il 9 aprile u.s. sarà portato a termine, prima o poi.
Riguardo “le strumentalizzazioni… di altro vario genere”, visto che si è tenuto a debita distanza dallo specificarle, non meritano commento. Posso solo congetturare, con le mie categorie critiche materialistico-dialettiche, che egli alluda a compensi economici; può stare sereno: non ho incassato neanche un euro. Riguardo altre utilità, magari di carattere politico elettorale, stia pure sereno: la formazione politica -comunista internazionalista di matrice bordighista (Lotta Comunista)- cui mi onoro di appartenere, propugna l’ astensionismo strategico (non parteciperemo mai a nessuna elezione); a me, l’unica carriera promessa è quella di diffusore del giornale o di studioso anonimo di strategia politica: il protagonismo elettoralistico non è nelle corde del nostro personale politico”.

Il codice etico.
“Andiamo avanti. Don Stamile parla di codice etico e di deontologia professionale, guardando la pagliuzza che alberga nel mio occhio, e tralasciando i tronchi di sequoia depositati, sia sul piano etico che comportamentale, nel suo campo. Se ritiene che io abbia commesso qualche violazione in materia, è sua facoltà adire l’organo disciplinare del mio Consiglio dell’Ordine; oppure, se ne ha il coraggio, si demandi la questione a un giurì d’onore. L’accetta la sfida don Stamile? Ha il coraggio di essere conseguente con quanto va declamando?”

Affondo alle istituzioni. “Nella lista dei professori che alzano il dito per impartirmi lezioni di diritto amministrativo, dopo l’ex questore di Reggio Calabria promosso Prefetto di Vibo Valentia, la commissaria prefettizia di Limbadi dott.ssa Camporota, i noti “maitres àpenser”(sic!) dei 5 Stelle, si è insediato, buon ultimo, don Stamile. Ancora una volta mi si ricorda “che è la Prefettura a stabilire se una persona necessita o meno della scorta”. Caro don Stamile, dico solo questo: la compagnia che alza il dito per dispensare lezioni non richieste, mira solo a parlare “dell’ombra dell’asino”. Nelle mie dichiarazioni in materia ho solo chiesto la mobilitazione delle associazioni antimafia nello stesso modo dell’iniziativa di “Agende Rosse” di costituire una “scorta civica” per il procuratore Nino di Matteo. Voi vi siete girati dall’altra parte: e a nulla servono le contorsioni verbali con le quali cercate di uscire dall’angolo. se vi volete riabilitare, fate, come ho proposto in presenza dei giornalisti, un ravvedimento operoso. Tessere strappate. Il sottoscritto è stato tra i fondatori di Libera Vibo nei primi del 2000 (legga quanto ha scritto Antonio Lavorato); se mi sono messo “in sonno”, lei, da organizzatore, prima di scadere negli attacchi gratuiti, dovrebbe chiedersi il perché: il perché tanti altri attivisti si siano allontanati dall’Associazione”.

Riceviamo e pubblichiamo la controreplica del referente regionale di Libera, don Ennio Stamile

“Pur essendo consapevole che le polemiche fatte a distanza e per altro sui Media, non portano da nessuna parte (ma potrebbero servire a tenere i riflettori puntati sul proprio operato, anche questo è un modo di farsi pubblicità) soprattutto non concorrono alla ricerca di quella verità di cui ognuno di noi è chiamato con il proprio impegno professionale o volontario a raggiungere, mi vedo costretto ad intervenire, mio malgrado, ai rilievi indirizzati alla mia persona ed al mio operato contenuti nella nota inviata dall’Avv. De Pace difensore della Signora Rosaria Scarpulla. I motivi che mi hanno indotto a scrivere la nota stampa dopo la sceneggiata posta in essere dall’avvocato a casa della stessa Signora sono essenzialmente due: intanto perché provenendo da una famiglia di avvocati mi sono sentito oltremodo “toccato” per chi, come mio padre e mio fratello che l’hanno esercitata per diversi decenni ma che ora purtroppo non ci sono più, o come quei tanti parenti, una decina in tutto, tantissimi amici che continuano ad esercitarla con quello spirito e quella dedizione che nulla ha a che fare con rappresentazioni teatrali o rivendicazioni pesudo-comuniste. Fa piacere, comunque, sapere che il Consiglio dell’Odine forense di Vibo ascriva al suo interno un novello “Che Guevara”, con tutto il dovuto rispetto al rivoluzionario Sudamericano. Poi, lo ribadisco anche qui, per tutti coloro i quali, sono davvero tanti anche in Calabria, molti di più di quelli che l’avvocato lontanamente immagina, che si sono visti calpestare la loro dignità ed il loro operato perché appartenenti a Libera. Questo non lo consentiamo a nessuno neanche al “novello Che Guevara”. L’avv. De Pace scrive di essere stato tra i “fondatori di Libera Vibo e di essere come tanti ora in sonno”. Mi domando quale Libera pensava di fondare, forse una sorta di organizzazione para massonica visto che utilizza termini cari alla framassoneria, oppure un’associazione pronta alla rivolta rivoluzionaria, spero non armata, contro le Istituzioni. Mi scuserà l’avvocato ma nutro seri dubbi che possa aver mai letto i principi statutari. Infine, voglio ricordare ad onor del vero, che grazie alla fuoriuscita di alcune elementi da Libera Vibo essa sta vivendo un periodo di rinascita e di coinvolgimento di tanti giovani, che sono stati in grado di organizzare una Giornata della Memoria e dell’Impegno capace di coinvolgere oltre dodicimila persone proprio a Vibo. Ma questo, ovviamente, non emerge dalle elucubrazioni forensi dell’avv. De Pace e si omette volutamente anche l’episodio, esso pure eclatante, di quando lo stesso avvocato che scrive è stato fatto allontanare con la forza da Martino Ceravolo da una pubblica manifestazione in ricordo del figlio Filippo ucciso dalla ‘ndrangheta, che mi ha telefonato ringraziandomi e pregandomi di ricordare l’episodio. Così come volutamente sono state omesse tutte quelle azioni anche mediatiche a favore della Signora Scarpulla. Se queste non le dovessero risultare gradite o sufficienti ci dispiace molto e prenderemo atto. Dorma sonni tranquilli, avvocato io non accetto nessuna “sfida a duello”, quelle le lascio volentieri a lei ed al suo teatrale operato. Poi mi permetto anche di suggerirle di continuare tranquillamente il suo “sonno”, Libera non ha bisogno di lei né di chi, come lei, la vuole interpretare e strumentalizzare a proprio uso e consumo. Dorma “sonni” tranquilli avvocato … e buon lavoro”.