Rapporti con la ‘ndrangheta, la Prefettura di Vibo chiude l’American Bar e l’Etoile

Alla base dei due provvedimenti adottati dalla Prefettura c’è un’informativa della polizia che ha riscontrato contatti con esponenti apicali del clan Mancuso e del gruppo dei Piscopisani

di MIMMO FAMULARO

Doppia informativa, doppia ordinanza, doppia chiusura. Non solo l’American bar ma anche l’Etoile. A Vibo Valentia calano le saracinesche su due dei bar più in vista e più frequentati. Chiudono non per la crisi economica ma per presunti rapporti con la ‘ndrangheta e, in particolare, con esponenti di spicco della cosca Mancuso di Limbadi e del gruppo dei cosiddetti “Piscopisani”. Alla base dei due provvedimenti ci sono le informative diramate agli organi competenti dalla divisione Pasi, la polizia amministrativa, della Questura di Vibo. Un report trasmesso alla Prefettura che, a sua volta, ha scritto al Comune di Vibo ordinando di revocare la Scia, ovvero la segnalazione certificata di inizio attività.

Il caso dell’American bar. Contrariamente a quanto si evinceva dall’ordinanza emanata nelle scorse settimane dal Comune di Vibo Valentia, l’American bar, ubicato a due passi da piazza Municipio, in pieno centro cittadino, non è stato chiuso solo per la presenza di pregiudicati all’interno dei locali. Dietro il provvedimento adottato da palazzo “Luigi Razza” su input della Prefettura c’è di più. Sulla carta il titolare dell’American Bar risulta un giovane di 30 anni residente a San Gregorio d’Ippona che sarebbe legato – secondo quanto sostengono gli inquirenti nell’informativa trasmessa alla Prefettura – da un duraturo rapporto di amicizia con il fratello di un esponente apicale della consorteria mafiosa denominata “Società di Piscopio”. L’attività commerciale, inizialmente intesta alla cognata di colui che viene definito come il reggente del gruppo dei Piscopisani, sarebbe stata ceduta al giovane di San Gregorio d’Ippona a seguito di un semplice accordo sulla parola. Una stretta di mano al posto di un vero e proprio atto di vendita del bar. Per gli investigatori si tratterebbe quindi di una sorta di prestanome. 

La chiusura dell’Etoile. Non è la prima volta, invece, che viene chiuso l’Etoile, il bar sito a due passi dal Duomo di San Leoluca. Per gli inquirenti, il vero proprietario dell’attività commerciale sarebbe un professionista di Vibo ritenuto vicino ad un esponente di spicco della cosca Mancuso di Limbadi al quale si sarebbe rivolto per avere protezione. Le accuse mosse dalla polizia nell’informativa trasmessa alla Prefettura di Vibo si poggia su una sentenza emessa dal Tribunale delle misure di prevenzione che nelle more di un’altra attività ha ritenuto che un esponente apicale dei Mancuso fosse – con estrema probabilità – il reale “dominus” dell’Etoile. Per questo motivo il Comune di Vibo Valentia aveva già emesso l’ordinanza di revoca della Scia altre volte in precedenza. Il bar è risultato dapprima intestato alla compagna del professionista ritenuto vicino ai Mancuso, poi avrebbe riaperto i battenti cambiando società e intestandola alla madre, quindi con lo stesso stratagemma ad un ex dipendente. Allo stato attuale la società che gestisce l’Etoile fa capo ad una cittadina bulgara di 36 anni ma per gli inquirenti sarebbe sempre riconducibile alle stesse persone. Da qui l’ordine perentorio della Prefettura e l’ordinanza di chiusura dell’attività emessa lo scorso 21 maggio dal Comune di Vibo

Possibilità di ricorso. Contro tali provvedimenti può comunque essere presentato ricorso. La legge spiega che è possibile rivolgersi al Tar entro 60 giorni dalla notifica dell’ordinanza e al Presidente della Repubblica entro 120 giorni.