Spaccio di droga nel Vibonese, gli indagati monitoravano i carabinieri per evitare controlli
E' uno dei particolari che emerge dall'inchiesta denominata "Roba di famiglia". In alcuni casi la droga veniva nascosta, suddivisa e lavorata in alcuni villaggi turistici della costa
di MIMMO FAMULARO
Tre gruppi familiari che attraverso contatti stabili con le 'ndrine del territorio hanno creato una fitta rete di scambio di cessioni di sostanze stupefacenti. Poggia su questa base l'operazione denominata "Roba di famiglia" messa a segno all'alba dai carabinieri della Compagnia di Vibo con l'esecuzione di otto misure cautelari (sei ai domiciliari e due obblighi di dimora). Dall'inchiesta, coordinata dalla locale Procura, emerge anche un dettaglio inquietante. Alcuni degli indagati controllavano i movimenti dei carabinieri della Stazione di Zungri. Per meglio agire sul territorio e portare avanti le loro attività illecite annotavano le targhe delle auto private dei militari in servizio nella caserma allo scopo di capire quando potere agire senza essere controllati dalle pattuglie presenti sul territorio.
Droga nei bungalow. Altro particolare che emerge dalle pagine dell'inchiesta è l'utilizzo da parte dei Caglioti di una struttura ricettizia ubicata tra Zambrone e Zungri per nascondere, suddividere e, in qualche caso anche lavorare, la sostanza stupefacente lontano da occhi indiscreti e al riparo da eventuali operazioni di polizia giudiziaria. "In caso di perquisizioni - sottolineano gli inquirenti - avrebbero potuto invocare a loro difesa il fatto che a "dimenticare" la droga nelle stanze fosse stato qualche sbadato turista".
Da vittime a carnefici. L'inchiesta, oltre a disarticolare una fitta rete di cessione e spaccio di droga, ha anche messo al riparo gli acquirenti (molti dei quali minorenni) da alcuni rischi. Secondo quanto accertato dai carabinieri nel corso delle indagini, alcune dosi di cocaina tagliate male avevano provocato malori e qualche assuntore si era anche lamentato. Spesso i consumatori, vittime della loro stessa dipendenza, diventavano carnefici perché oberati dai debiti. Non essendo in grado di fronteggiare alle spese per l'acquisto ed il consumo di droga, finivano per trasformarsi in "pusher" per saldare il debito o avere in cambio altra sostanza stupefacente.
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