‘Ndrangheta, la mappa dei clan nella Piana di Gioia Tauro e la leadership dei Piromalli

Nella relazione della Dia il ruolo preponderante della cosca di Gioia capace di infiltrarsi nella pubblica amministrazione e fare affari con le altre mafie

Il clan Piromalli è il centro del sistema, leadership criminale che gli permette di sedere nel gotha della ‘ndrangheta, infiltrarsi nelle pubbliche amministrazioni e fare business con Cosa nostra, Camorra e Sacra corona unita. Su di loro gira la relazione del primo semestre della Direzione investigativa antimafia che riguarda il cosiddetto “mandamento tirrenico”. 

Al vertice da decenni «Nella Piana di Gioia Tauro – scrivono gli investigatori della Dia – risulta consolidata la leadership della storica cosca Piromalli…Nel corso del semestre le cosche dell’area sono state ripetutamente colpite dall’azione…della magistratura e della polizia giudiziaria». Tra queste “Cumbertazione”, coordinata dalle Dda di Reggio Calabria e Catanzaro e eseguita dalla Gdf, con il fermo di 35 persone e con il sequestro di beni per un valore di circa 10 milioni di euro. Le indagini avrebbero accertato il turbamento di almeno 27 gare di appalto, nel periodo 2012-2015, da parte di un gruppo imprenditoriale di riferimento della cosca Piromalli. Una indagine che ha portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Gioia Tauro.

Causa dello scioglimento comunale Le risultante investigative di “Cumbertazione” sono state riprese nella proposta di scioglimento del Comune di Gioia Tauro, firmata del ministro dell’interno, che ha sottolineato come «nell’approfondire i profili imprenditoriali della criminalità organizzata operante nella piana di Gioia Tauro, gli inquirenti hanno acclarato il ruolo svolto all’interno dell’amministrazione comunale dal responsabile del settore lavori pubblici, tuttora in stato di detenzione e considerato la testa di ponte della cosca all’interno del comune per aver pilotato gli appalti, favorendo diverse società edili collegate alla locale famiglia mafiosa». Un contesto dove «il sindaco ed un cospicuo numero di assessori e consiglieri vantavano legami familiari con esponenti della criminalità organizzata, tanto da indurre il Prefetto ad affermare – a conclusione delle attività ispettive – che “nell’ambito dell’apparato politico dell’ente si sia dato vita ad una vera e propria gestione familiare della cosa pubblica rispondente alle locali consorterie della ‘ndrangheta”».

Mafia, camorra e ‘ndrangheta Le inchieste hanno dimostrato il canale aperto tra la Calabria e la Sicilia per il traffico di droga. «Per quanto attiene alla camorra, in Campania – si legge nella relazione – vengono segnalate talune contiguità tra sodalizi locali ed esponenti del clan reggino Piromalli. Si registrano, inoltre, attività anche di altri clan reggini» e come i «Molè, Alvaro e Crea per l’importazione di cocaina».
Nel mese di gennaio 2017, invece, l’operazione “Kairos”, diretta dalla Dda di Bari ha posto in luce le sinergie tra la criminalità barese e i clan calabresi sul traffico di droga. «Un interesse delle cosche verso la Puglia – dicono gli investigatori – che non ha risparmiato il settore turistico della Provincia di Brindisi…nel mese di giugno, è stato eseguito un sequestro di beni nei confronti di alcuni soggetti, ritenuti vicini al clan Piromalli di Gioia Tauro, intenzionati a realizzare un resort con vista panoramica».

Porto della droga La crisi che ha investito il porto di Gioia non pare abbia scalfito i business delle cosche. La ‘ndrangheta pare sia l’unico soggetto che abbia capito come sfruttare il terminal gioiese. Lo scalo di Gioia Tauro si conferma tra le rotte preferite dai trafficanti internazionali di droga. In questo contesto, nel comprensorio di Rosarno-San Ferdinando, i clan Pesce e Bellocco gestiscono attività illecite attraverso il controllo e lo sfruttamento delle attività portuali, l’infiltrazione dell’economia locale, il traffico di droga e armi, le estorsioni e l’usura. La centralità del porto ha trovato ulteriori conferme grazie all’operazione “Gerry”, conclusa nel mese di marzo dalla Gdf tra Calabria, Sicilia e Toscana. Le indagini hanno svelato un associazione articolata, dedito all’importazione di cocaina dal Sudamerica, attraverso proprio lo scalo portuale di Gioia Tauro. Il gruppo criminale era composto da 18 soggetti vicini alle famiglie Bellocco di Rosarno, alla guida dell’organizzazione, ai Molè, Piromalli di Gioia, agli Avignone di Taurianova e ai Paviglianiti del versante jonico reggino.