Traffico di droga tra la Calabria e Messina, cinque condanne ed un’assoluzione

E’ il verdetto emesso dal gup del Tribunale di Messina nell’ambito del processo con rito ordinario scaturito dall’operazione “Scala reale”: coinvolti anche due vibonesi

Cinque condanne ed un’assoluzione. Questo il verdetto emesso dal gup del Tribunale di Messina, Carmine De Rose, nell’ambito del processo con rito abbreviato scaturito dall’operazione “Scala Reale” scattata nel luglio dello scorso anno. Al centro dell’inchiesta che portò all’arresto di dieci persone un vasto traffico di stupefacenti che ha interessato, oltre la provincia di Messina, anche quelle di Reggio Calabria e Vibo Valentia.

La sentenza. Condannato a sette anni ed un mese di reclusione l’ex carabiniere Paolo Brigandì e a cinque anni e dieci mesi il figlio Alessandro, due dei principali imputati. Tra questi anche il vibonese di San Gregorio d’Ippona Giuseppe Mazzone che dovrà scontare una pena di tre anni, sette mesi e 10 giorni più l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Due anni ciascuno per Luigi Fiducia e Giancarlo La Torre (difeso dall’avvocato Francesco Schimio). Assolto per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste Antonio Dicosta, il 28enne di Santa Domenica di Ricadi, difeso dall’avvocato Giovanni Vecchio.

Rito ordinario. L’operazione “Scala reale” proseguirà con il rito ordinario il 27 marzo quanto inizierà il processo davanti ai giudici del Tribunale di Patti a carico di Ignazio Francisco Gonzales Perez, Romina Lamazza, Giuseppina Merlo e Antonino Niosi, tutti di Patti.

L’inchiesta. Le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo, avviate per verificare l’esistenza di un gruppo che spacciava droga nella zona di Patti, si concentrarono su Paolo Brigandì, un ex carabiniere che era in servizio a Patti, dalle intercettazioni emerse il coinvolgimento del figlio Alessandro e della convivente Romina Lamazza. La Dda di Messina ha quindi ipotizzato l’esistenza di un collegamento con le articolazioni territoriali della ‘ndrangheta reggina e vibonese, che gestiva una larga fetta dello smercio di marijuana e cocaina nella zona di Patti e nei centri vicini. Gli indagati, oltre che gestire una propria fiorente rete di spaccio ad dettaglio nella rispettiva zona di residenza, avevano costituivano anche un ulteriore canale di fornitura ad altri spacciatori dell’hinterland tirrenico della provincia peloritana dello stupefacente, proveniente interamente dalla Calabria dove i vertici del sodalizio sgominato potevano contare su stabili e consolidati rapporti “commerciali” con persone contigue alla ‘ndrangheta di Vibo Valentia e di Rosarno in provincia di Reggio Calabria.

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