Maltrattamenti al bambino nella scuola di Polistena, il padre: “Siamo distrutti”

Luca Costa, padre del minore, parla a pochi giorni dalla sospensione di un anno dell’insegnante dell’Istituto “Brogna”

«C’era qualcosa che non riuscivamo a spiegarci: mio figlio era diventato nervoso, piangeva per nulla, si metteva le mani sulle orecchie dicendo parole in violente in dialetto». Ha un peso nel cuore che difficilmente riuscirà a mandare via Luca Costa, ma la sua voce è ferma nel raccontare il terribile anno vissuto dal suo bambino. Alcuni giorni fa la notizia della sospensione per un anno della maestra di sostegno, che aveva il compito di seguire il bambino affetto da una leggera forma di autismo, accusata di averlo maltrattato da quando ha iniziato a frequentare, nel 2015, la prima elementare.

Un sospetto lungo un anno «Siamo distrutti – dichiara Luca Costa – e mio figlio non ha voglia di tornare a scuola». La brutta storia che Costa racconta inizia ben prima dell’interessamento della procura e nasce da un sospetto che, lui e sua moglie, almeno in principio fanno quasi fatica a accettare. «Le prime avvisaglie – spiega – le abbiamo avute prima del natale 2016. Il bambino aveva iniziato a usare termini dialettali violenti che non siamo abituati a usare in casa. Mio figlio era molto nervoso, piangeva per un nonnulla e si metteva le mani sulle orecchie». Il dubbio dei genitori con il passare del tempo aveva lasciato spazio alla certezza che stesse accadendo qualcosa di brutto a scuola a loro figlio.

Nessun aiuto «Siamo andati a parlare con la sua insegnante di sostegno (quella indagata ndr) – aggiunge Costa – chiedendo se si fosse accorta di qualcosa di strano, ma lei ha affermato di no. Con il dirigente scolastico non abbiamo parlato, diciamo che avevamo avuto problemi fin dall’inizio con lui. Mio figlio soffre di una leggera forma di autismo, non ha problemi di apprendimento. L’unico suo problema è stare attento e ci è stato imposto il sostegno. Con la maestra di italiano ho preferito non parlare, avevo paura che si coprissero tra loro». Nessun aiuto, sarebbe arrivato dai genitori dei compagni di classe di G. C.: «A dire il vero – dice Luca Costa – due compagni di mio figlio ci avevano detto che la maestra lo sgridava sempre, ma le mamme non mi hanno detto nulla».

La confessione del bimbo La situazione precipita nel dicembre 2017, quando il piccolo dice chiaramente ai suoi genitori che la maestra gli dava «botte in testa e sul culetto». Segnali negativi, nel frattempo, erano arrivati anche dai terapisti che seguono il bambino, che parlano con i genitori di «regressione». Luca Costa e sua moglie a quel punto consultano un avvocato e vanno dritti in procura a presentare una denuncia. «Da quel momento noi siamo usciti di scena e gli inquirenti si sono occupati della vicenda». Una vicenda che «ci ha distrutto – conclude Costa – Adesso il problema sarà convincere il mio bambino a tornare a scuola. Speriamo si possa scordare, primo o poi, tutta questa storia».