Narcotraffico, rischia di naufragare il processo ai clan della Locride e della Piana di Gioia

L’avvocato Putrino ha sollevato nell’appello di “Imelda” la nullità del procedimento di primo grado per mancata rinnovazione degli atti
Rischia di naufragare una delle inchieste più importanti sul narcotraffico internazionale degli ultimi anni. Si è celebrata l’ultima udienza del processo d’appello nato dall’operazione “Imelda”. L’avvocato Domenico Putrino ha sollevato, davanti alla Corte d’appello di Reggio Calabria, una questione di nullità assoluta del dibattimento di primo grado, perché il Tribunale di Palmi, che aveva emesso sentenza sui presunti narcos, non aveva disposto la rinnovazione istruttoria dibattimentale nel cambio da un collegio giudicante a un altro.

La Corte ha preso tempo La Procura generale ha chiesto il rigetto della questione sollevata dal penalista, ma la Corte ha rinviato la decisione al 15 gennaio prossimo, data in cui dovrà decidere se emettere sentenza sui 9 imputati o accogliere la richiesta dell’avvocato Putrino. Se si dovesse configurare la seconda ipotesi, data la scadenza dei termini di custodia cautelare fissata al 23 gennaio, si assisterebbe alla scarcerazione di tutti gli imputati che dovrebbero essere riprocessati al Tribunale di Palmi, ma a piede libero dopo sei anni di detenzione. Una eventualità che configurerebbe una tragedia dal punto di vista processuale.

Le richieste della procura generale Un cartello di narcos con la testa nella Locride e nella Piana di Gioia Tauro, e le mani nella pasta di coca in Latinoamerica. Questo è il procedimento “Imelda”, inchiesta della Dda di Reggio Calabria che in appello conta 9 imputati. Tra questi spicca il supernarcos Bruno Pizzata, condannato in primo grado a 30 anni di carcere, anello di congiunzione tra le famiglia di ‘ndrangheta degli Ascone di Rosarno e Nirta-Strangio di San Luca per il reperimento di nuovi canali per l’importazione di ingenti quantità di cocaina dal Sudamerica. Alla sbarra anche Antonio e Michele Ascone, in primo grado 27 e 14 anni, Nicola Bonarrigo, per il quale il pg ha chiesto 14 anni dopo l’assoluzione in primo grado; Sergio Carretta, 15 anni e otto mesi; Antonio Costadura, richiesta di 15 anni dopo l’assoluzione a Palmi; Sebastiano Rechichi, 12 anni richiesti e assolto in primo grado; Antonio Romeo, assolto a Palmi e richiesta di condanna a 12 anni; Stelian State, 14 anni. In appello è imputato anche Gioacchino Bonarrigo, assolto in primo grado ma arrestato dopo sei anni di latitanza in Olanda, paese nel quale è ancora detenuto in attesa di estradizione. Per questo motivo la sua posizione è stata stralciata.

L’operazione Dopo tre anni di indagini, la Gdf aveva sgominato un’organizzazione di narcos capeggiata da autorevoli esponenti della ‘ndrangheta. Gli inquirenti avevano svelato una pericolosa holding criminale che muoveva cocaina proveniente dal Sud America. L’importanza dell’operazione, che si è avvalsa del fondamentale ruolo di coordinamento della Procura nazionale antimafia e della Direzione centrale dei servizi antidroga, è testimoniata non soltanto dai rilevanti carichi di droga sequestrati. Gli investigatori sono riusciti a colpire al cuore un’organizzazione di livello internazionale. I clan di San Luca e le famiglie di Rosarno, secondo l’inchiesta, si erano coalizzati per assicurarsi l’apertura di nuovi canali. Adesso il rischio è che possano tutti tornare in libertà.