Processo ai Patania, il pentito Figliuzzi nel controesame: "Programmavano una serie di omicidi"
Secondo il collaboratore di giustizia, oggi intervenuto in Corte d'Assise, la famiglia di Stefanaconi voleva il controllo del territorio
Ha deciso di collaborare con la giustizia, come tanti altri, per cambiare vita. E con i suoi resoconti sta disegnando ormai da tempo le dinamiche criminali legate alla cosiddetta faida del Mesima, quella che contrappose la famiglia Patania, sostenuta dalla cosca Mancuso di Limbadi, ai Piscopisani. Una lunga scia di sangue, durata quasi un anno.
Ha offerto ulteriori spunti d'indagine questa mattina, il controesame del pentito Nicola Figliuzzi che ha risposto oggi alle domande dei legali degli imputati in Corte d’Assise d’Appello, nell’ambito del processo “Gringia”.
Il collaboratore di giustizia è tornato a ribadire alcuni concetti già abbastanza chiari. E ha soffermato la propria attenzione su omicidi e tentati omicidi orchestrati dal gruppo dei Patania di Stefanaconi per vendicare l’uccisione del capostipite Fortunato Patania e, nel contempo, "per arrivare – ha chiarito - al controllo del territorio".
Uno dei principali bersagli della famiglia di Stefanaconi era divenuto, sin dai primi mesi Francesco Scrugli. "Sapevo che lo volevano morto – ha confermato Figliuzzi - per vendicare il padre”. Insieme a questo, altri omicidi erano stati programmati. “I Patania, infatti, - ha ribadito Figliuzzi – non soltanto volevano la morte di Scrugli, ma anche quella di Emilio Bartolotta, di Francesco Calafati, di Francesco Meddis e di un certo Micu i Mela per prendere il potere su Stefanaconi". Un’affermazione generica sulla quale l’avv. Salvatore Staiano ha chiesto delucidazioni. "Ebbene, per potere si intendeva – ha specificato il collaboratore di giustizia – che qualsiasi cosa accadesse a Stefanaconi, traffico di droga, soldi degli appalti ed estorsioni, doveva passare da loro".
Figliuzzi ha ribadito anche di aver frequentato la dimora dei Patania. "Prima del tentato omicidio di Francesco Calafati – ha precisato – ci rimasi per quasi un mese”. E su Giuseppe Patania ha concluso: “Eravamo in sezioni diverse del carcdere. Con lui siamo stati poche volte insieme. Ricordo però che voleva fare l’abbreviato per accusarsi di tutto e scagionare i suoi fratelli”.
Il controesame si concluderà il prossimo 9 gennaio.
