Dal Niger alla coste calabresi. L'operazione Locomotiva svela i retroscena della tratta delle donne nigeriane. Gratteri : "Un indagine delicata". Bombardieri: " Senza cibo e acqua se non obbedivano"

di GABRIELLA PASSARIELLO

Giovani donne africane, dai 19 ai 30 anni di età, adescate in Italia con la promessa di un lavoro onesto per finire in schiavitù, costrette a prostituirsi pagando il prezzo della ribellione con abusi inauditi, minacce, violenze fisiche e psicologiche. Un giro di affari messo in piedi da un’associazione a delinquere stroncato dalla Dda di Catanzaro che ha emesso un provvedimento di fermo, vergato dal sostituto procuratore Debora Rizza a carico di sette indagati, di cui uno italiano e sei nigeriani eseguito con l’operazione “Locomotiva” all’alba di oggi dai Carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme. Si tratta di Ifueko Aiyamekhe, madame sul territorio di Sant’Eufemia; Silvia Ekuaze James madame sul territorio di Sant’Eufemia; Osagie Omoregie, compagno di Ifueco con il compito di intrattenere i contatti con Nigeria e Libia, provvedendo al procacciamento delle donne e all’organizzazione di tutte le fasi della tratta; Joy Enoma madame sul territorio di Lamezia, Gift Idahosa madame sul territorio di Rosarno; Angel Humpherey madame sul territorio di Lamezia Terme Sambiase e Vincenzo Criserà con il ruolo di fiancheggiatore. L’accusa a loro carico, (nei cui confronti è stato emesso un decreto di sequestro preventivo sui conti correnti e altre utilità economiche) a vario titolo, è di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, acquisto e alienazione di schiavi, immigrazione clandestina, riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione con l’aggravante della trasnazionalità.

“Si tratta di un’indagine delicata- ha detto il procuratore capo Nicola Gratteri- che riguarda la libertà fisica e psichica di esseri umani. Per noi è fondamentale preoccuparci della gente che soffre, indagini che testimoniano come già in Nigeria queste donne venissero programmate per arrivare sulle strade italiane e calabresi per prostituirsi con tutta una strategia dietro. Riti voodoo per ipnotizzarle e ridurle in uno stato di soggezione, dietro la falsa promessa che in Italia avrebbero fatto le commesse o le parrucchiere”. I vertici dell’organizzazione sottoponevano le giovani donne a rituali di magia nera “voodoo- juju”, per vincolarle al pagamento del debito contratto per effettuare il viaggio verso la penisola italiana per un importo variabile dai 25mila ai 30mila euro. Rompere il giuramento nella loro cultura avrebbe significato macchiarsi di disonore. Da quel momento sarebbe iniziato un lungo viaggio durante il quale attraverso il deserto del Niger, venivano trasferite in Libia, dove attendevano tra abusi e violenze di arrivare in Italia. Molte volte durante queste attese le donne venivano catturate e trattenute nei campi di prigionia e il gruppo criminale grazie ai suoi ramificati contatti con i “connection men” riusciva a corrompere le guardie libiche e previo pagamento di 5mila dinar a farle liberare. Ma sulle nostre coste ad attenderle non c’era la vita promessa. Rintracciate nei centri di accoglienza venivano trasferite in varie località e costrette a vendersi.

Operazione VodooL’unica priorità per la loro madam era che pagassero il debito contratto tanto da costringerle ad abortire in casa, private di cibo e acqua se non avessero guadagnato abbastanza durante il giorno. Parte dei guadagni dell’attività di meretricio come ha spiegato l’aggiunto Giovanni Bombardieri, venivano investiti in una “contribuito”, una cassa comune messa a disposizione delle madam per l’acquisto di nuove donne. “Un’indagine nata a gennaio del 2017 dalla denuncia di una delle vittime, a cui avevano garantito lavoro onesto, ma già durante il percorso - ha affermato Bombardieri- che poi l’avrebbe portata a Lamezia si era resa conto che dietro c’era ben altro. Nelle intercettazioni delle conversazioni tra le varie madam emerge come le stesse si dovessero comportare quando le loro ragazze si ribellavano. Ed emergono i luoghi di incontro, le pene corporali, le attività cui venivano destinate". Ragazze , come hanno spiegato il comandante della Compagnia di lamezia Terme Pietro Tribuzio e il tenente colonnello Massimo Ribaudo, affidate alle loro madam e chiamate con gli aggettivi possessivi nostra, mia, in segno di proprietà. Le madam operavano anche a Foggia, Napoli, Amantea. Sarà il Tribunale di Lamezia Terme ad occuparsi della convalida dei fermi, mentre le indagini della Procura di Catanzaro non si fermano qui. 

 

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https://www.youtube.com/watch?v=cuwcg-TwfXA

VIDEO-INTERVISTA GRATTERI-BOMBARDIERI

https://www.youtube.com/watch?v=kI3rgeY2TE4