Processo al Catanzaro per illecito sportivo, chiesta retrocessione e tre punti di penalizzazione

Si è svolta dinnanzi al Tribunale federale nazionale la prima udienza di Money Gate sulla presunta tentata combine con l’Avellino. Ecco tutte le richieste dell’accusa

di MIMMO FAMULARO

Retrocessione all’ultimo posto in classifica e tre punti di penalizzazione da scontare nella stagione 2018-2019. Questa la richiesta formulata dalla Procura federale nei confronti del Catanzaro calcio dinnanzi al Tribunale federale nazionale della Figc dove questa mattina si è celebrato il processo di primo grado per la presunta combine con l’Avellino del 5 maggio del 2013. Davanti alla commissione giudicante presieduta da Cesare Mastrocola (vice presidente Mario Antonio Scino, componenti Paolo Clarizia, Gaia Golia, Pierpaolo Grasso), gli avvocati del club giallorosso Nicola Cantafora e Giancarlo Pittelli hanno respinto tutte le accuse sottolineando illogicità del quadro indiziario e la mancanza di prove. All’udienza ha partecipato anche il presidente Floriano Noto che ha rivendicato la discontinuità con la precedente dirigenza e il grande clima di entusiasmo che la nuova cordata imprenditoriale ha portato a Catanzaro. “Sono il nuovo presidente, in 5 mesi abbiamo provato a cambiare il mondo gestionale e organizzativo di una società di Lega Pro. Questa vicenda che non mi vede coinvolto in prima persona mi trova davvero amareggiato. E’ la prima volta che compaio davanti ad un magistrato nonostante il mio lavoro di imprenditore di oltre 40 anni”. La sentenza è attesa non prima di mercoledì.

Le altre richieste. Retrocessione all’ultimo posto e -3 in classifica nella stagione 2018-2019 anche per l’Avellino, difeso dall’avvocato Chiacchio: “Per una richiesta così seria – ha detto – è necessario avere prove concrete. Non è stato convocato un solo calciatore dell’Avellino per un’audizione”.  Pugno duro della Procura federale nei confronti di tutti i deferiti: cinque anni di squalifica e 70mila euro di multa (20mila per i presunti pagamenti in nero all’ex tecnico Cozza) richiesti per l’ex patron Cosentino, presente in aula. Il suo legale di fiducia Sabrina Rondinelli ha tentato la carta dell’improcedibilità del deferimento. La Procura ha chiesto 4 anni di inibizione e 60mila euro di squalifica per Armando Ortoli, direttore sportivo del Catanzaro all’epoca dei fatti. Sei mesi di stop per omessa denuncia chiesti a carico dell’ex amministratore delegato Marco Pecora e per il moglie di Cosentino Franca Muscatelli. Tre anni di squalifica e 50 mila euro di ammenda per Andrea Russotto: “Invece di essere con i miei compagni sono qui – ha detto davanti ai giudici – a parlare per un tiro sbagliato di un centimetro in un momento felice della mia vita perché la mia compagna aspetta un bambino.”

Il processo. Questa la commissione giudicante del Tfn: presidente Cesare Mastrocola, vice presidente Mario Antonio Scino, componenti Paolo Clarizia, Gaia Golia, Pierpaolo Grasso. L’elenco dei deferiti: Walter Taccone (all’epoca dei fatti presidente dell’U.S. Avellino), Vincenzo De Vito (all’epoca dei fatti direttore sportivo dell’U.S. Avellino), Giuseppe Cosentino (all’epoca dei fatti presidente del Catanzaro Calcio), Armando Ortoli (all’epoca dei fatti direttore sportivo del Catanzaro Calcio), Andrea Russotto (all’epoca dei fatti presidente del Catanazaro Calcio), Francesca Muscatelli (all’epoca dei fatti soggetto che svolgeva attività all’interno e/o nell’interesse dal Catanzaro Calcio), Marco Pecora (all’epoca dei fatti amministratore delegato del Catanzaro Calcio), le società U.S. Avellino e Catanzaro Calcio.

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