Faida Patania-Piscopisani, il pentito Figliuzzi: “Ecco da chi venivano pianificati i delitti”

La vedova di Fortunato Patania, Giuseppina Iacopetta, era un punto di riferimento per i figli. Proprio lei gestiva il denaro dopo la morte del marito. Tra gli altri obiettivi anche Emilio Bartolotta, ritenuto vicino ai Bonavota

C’è la sete di vendetta della vedova Giuseppina Iacopetta, ci sono i dettagli con cui i Patania pianificavano omicidi e vendette. C’è la storia di uno spargimento di sangue durato mesi nelle campagne del Vibonese negli ultimi verbali depositati da Nicola Figliuzzi, il pentito che la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sta ascoltando per venire a capo in modo definitivo, una volta per tutte, della lunga sequela di omicidi e tentati omicidi a cavallo tra Stefanaconi, Vibo Marina e Piscopio. 

L’amicizia con Daniele Bono. Nei verbali dello scorso 27 novembre, Nicola Figliuzzi ha ricordato le origini della sua amicizia con Daniele Bono. “Ci siamo conosciuti a Sant’Angelo fin da piccoli. Ed è stato lui a contattarmi per entrare in rapporti con i Patania perchè aveva saputo che avevo commesso l’omicidio di Giuseppe Canale. Salvatore Patania aveva chiesto a Bono di contattare qualche soggetto che poteva aiutare la sua famiglia a vendicare l’omicidio del padre. Sulle prime mi rifiutavo perchè il compenso che mi veniva offerto era troppo basso”. 

La caccia a Scrugli. Sotto la lente d’ingrandimento anche il tentativo di eliminare Francesco Scrugli. “Ci siamo recati a casa dei Patania – ha detto Figliuzzi –  e lì Salvatore Patania mi chiedeva se ero disponibile ad uccidere Francesco Scrugli perchè lo ritenevano responsabile dell’omicidio del padre. A quel punto abbiamo iniziato gli appostamenti io, Bono, Damiano Caglioti e Andrea Patania. Ma non riuscivamo ad ottenere risultati”. Allora, “Daniele Bono mi chiedeva se Salvatore Callea poteva metterci in contatto con qualche ragazzo in grado di commettere l’omicidio”. L’incontro sarebbe avvenuto, stando alla ricostruzione del pentito, alla pompa di benzina dei Patania, ma poi sarebbe passato più tempo del previsto perchè venissero contattati gli stranieri. “Per questo   – ha proseguito Figliuzzi – siamo saliti a Canino ed abbiamo raggiunto Callea. Però gli albanesi non erano disponibili e così Callea ci disse di parlare con Mauro Uras per chiedere se fosse disponibile a commettere quell’omicidio. E lui rispose immediatamente di essere disponibile”. 

La lista nera. Il collaboratore di giustizia si è soffermato in modo dettagliato sugli appostamenti per eseguire gli omicidi di “Scrugli, Sarino Battaglia, Raffaele Moscato, Francesco Calafati, Francesco Meddis, Bartalotta Emilio e Matina Giuseppe”. E ha ricordato che gli “appostamenti per Calafati li facevano Giuseppe Patania, Daniele Bono e Giovanbattista Bartolotta (detto Titta). La macchina che abbiamo preso  -ha aggiunto – era in possesso di Damiano Caglioti, custodita presso la casa della nonna di quest’ultimo”. 

I rapporti di forza a Stefanaconi.   Quanto ad Emilio Bartolotta, condannato in via definitiva per l’omicidio di Michele Penna, “dell’omicidio di costui si parlava sin dall’inizio in quanto lui era quello che comandava a Stefanaconi. L’omicidio – ha detto Figliuzzi – si doveva fare a Siano, in quanto vi era detenuto, oppure fuori, se fosse uscito. Erano i Patania a dire che Bartolotta comandava a Stefanaconi, ossia che era lui a prendere le estorsioni. Lo volevano ammazzare anche per le vicende di Michele Penna e di Nino Lopreiato”.

Il tentato omicidio Calafati. Il capitolo dell’omicidio di Giuseppe Matina, alias Gringia, marito di Loredana Patania, è stato trattato più volte. Piuttosto è sull’agguato teso a Francesco Calafati che Figliuzzi offre dei dettagli significativi. Ed è qui che entra in gioco anche Bruno Patania insieme agli altri fratelli. “Bruno viaggiava sempre per Torino e spesso portava da lì delle armi. In particolare, quando stavamo per andare a fare l’omicidio di Francesco Calafati fu lui a prendere le armi custodite in un borsone nei pressi della casa di Salvatore Patania e le ha messe nella macchina di Nicola Lopreiato che lo aspettava”. 

Il ruolo di Giuseppina Iacopetta. Sulla funzione della vedova di Fortunata Patania, Figliuzzi chiarisce che “non partecipava alle riunioni ma sapeva sempre tutto perchè glielo raccontava Giuseppe Patania. Ed era alla mia presenza – puntualizza – che diceva che il marito doveva essere vendicato”. Dal racconto del collaboratore di giustizia emerge che era lei la cassiera. “Quando servivano soldi per andare a prendere i ragazzi per l’omicidio di Scrugli, la Iacopetta andava al piano di sopra e quando riscendeva consegnava il denaro a Giuseppe Patania”. Tra madre e figlio il rapporto era di assoluta fiducia. Peraltro, “Giuseppe era quello che organizzava quasi tutto insieme a Salvatore. Loro due erano quelli che comandavano di più all’interno della famiglia. Erano loro che decidevano chi e quando doveva morire”. 

I rapporti con Scarpuni. Dei figli di Fortunato Patania chi teneva i rapporti con Pantaleone Mancuso Scarpuni sarebbe stato Saverio. I due erano soliti incontrarsi per parlare “sulla spiaggia di Nicotera”.  Si parlava “degli omicidi da commettere”. Scarpuni puntava ai Bonavota, ma i Patania pretendevano che “prima avrebbero dovuto fare gli omicidi che interessavano a loro e solo dopo quelli che voleva lui”. 

Le gerarchie familiari. Tra le questioni aperte, c’è quella relativa al ruolo di Nazzareno Patania che – stando a Figliuzzi – “partecipava alle riunioni durante le quali si decidevano e pianificavano gli omicidi, anche se non era lui a prendere decisioni. Tuttavia quando si decise l’omicidio Scrugli si offriva per dare una mano d’aiuto”.  Bruno Patania, invece, “non prendeva quasi mai parte alle riunioni ma era consapevole di quello che si faceva”.