Sparatoria in famiglia nel Vibonese, condanna a quattro anni di reclusione

Il pubblico ministero Benedetta Callea aveva chiesto una condanna a sette anni per l’uomo che è stato invece scarcerato 

Scarcerato Paolo Romano, il trentasettenne di Briatico arrestato lo scorso 18 agosto con l’accusa pesante di tentato omicidio aggravato nei confronti del fratello F.R. al quale avrebbe sparato con una pistola calibro nove. 

In particolare, dalla ricostruzione investigativa emerge che il giorno prima nei pressi di un lido di proprietà della famiglia Romano, a San Leo di Briatico, vi sarebbe stato un alterco tra i due fratelli, degenerato in una successiva aggressione fisica reciproca. Dopo circa 10 minuti F.R. sarebbe rimasto vittima di un attentato a colpi d‘arma da fuoco che hanno richiesto il trasporto in Ospedale dove veniva sottoposto ad intervento chirurgico per la rimozione dei frammenti del proiettile.

I carabinieri di Vibo Valentia, prontamente allertati, intervenivano sulla scena del crimine rinvenendo  materiale utile per le indagini, tra cui 2 bossoli di pistola calibro 9. Inoltre le intercettazioni ambientali disposte nel nosocomio di Tropea, dove era ricoverato F.R., consentivano di ricavare elementi determinanti per l’individuazione del responsabile del grave fatto. Il gip di Vibo Valentia convalidava il fermo dei Carabinieri e applicava la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti del Romano per tentato omicidio aggravato e detenzione e porto d’arma da fuoco. Il giudizio veniva confermato anche dal Tribunale del Riesame di Catanzaro.

A conclusione delle indagini preliminari, l’avvocato Giuseppe Bagnato, difensore dell’indagato, tentava di dimostrare tramite una consulenza medico-legale ed alcuni accertamenti balistici, l’insussistenza del tentativo di omicidio.  Nel corso dell’udienza il pubblico ministero Benedetta Callea ha chiesto sette anni di reclusione per tentato omicidio, mentre la difesa ha invitato il Tribunale a riqualifcare il reato in lesioni aggravate, sollecitando la scarcerazione e la disposizione degli arresti domiciliari. 
All’esito della camera di consiglio il gip Gabriella Lupoli riqualificava il fatto in lesioni aggravate dall’uso dell’arma, nonché detenzione e porto d’arma da fuoco e condannava a 4 anni di reclusione, disponendo la scarcerazione di Paolo Romano a cui concedeva gli arresti domiciliari per come richiesto dalla difesa.