Appalti "spezzatino"? A Vibo cambiano le regole, così il Prefetto Longo mette all'angolo la 'ndrangheta
Protocollo di legalità siglato ieri tra Prefettura e 40 Comuni del Vibonese: nuove regole in materia di appalti e regole più rigide per ogni forma di contratto
Percorsi di legalità sono possibili. Anche a Vibo Valentia, dove il numero di Comuni sciolti per mafia è tra i più alti d'Italia. Come fare? Basta applicare le regole, le leggi e controlli più rigidi. Dove? In materia di appalti. Perché il nodo sono proprio gli appalti che fanno "gola" alla 'ndrangheta e fanno comodo ai corrotti. L'equazione, insomma, è semplice. Occorre solo metterla in pratica. E più che parola del prefetto Guido Longo, in questo caso, è "carta scritta". Poche pagine nelle quali è stata messa nero su bianco la strada da seguire: queste le basi del Protocollo di legalità per la prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore degli appalti pubblici e delle concessioni di lavori pubblici per la prevenzione dei fenomeni di corruzione e per l'attuazione della trasparenza amministrativa, siglato ieri mattina da Prefettura di Vibo Valentia e 40 Comuni – oltre la Provincia – del Vibonese (gli altri non hanno ancora aderito solo per disguidi tecnici). Sindaci ai quali il Prefetto si è rivolto, perché "oggi – ha spiegato – iniziate un nuovo percorso, ci proiettiamo verso un futuro che sarà certo meglio del passato che non è stato un grande passato, soprattutto quello recente".
Regole certe. Controlli antimafia estesi a tutti i contratti e ad ogni importo, dunque. Da qui, riparte il Vibonese "per mettere all'angolo la 'ndrangheta". Un protocollo fortemente voluto dal prefetto Longo e condiviso dal ministero dell'Interno, per arginare le infiltrazioni mafiose nelle pubbliche amministrazioni e per contrastare la corruzione. Perché si chiamano appalti "spezzatino" ma si leggono appalti sotto la soglia dei 40mila euro – per cui la legge non impone alcune restrizioni e controlli - spesso un escamotage per eludere ogni controllo, favorendo nei fatti ditte il più delle volte collegate alla criminalità organizzata che, in materia, riesce a giocarsi bene le sue carte.
Si cambia rotta. Pragmatico come sempre, risoluto come ha dimostrato di essere dal suo insediamento, ha quindi letto il protocollo il prefetto Guido Longo. Poche digressioni e tante sottolineature. Perché ieri è stato messo in agenda un tassello per quello che rappresenta "un cambiamento importante – ha spiegato – che va nella direzione del riscatto che la gente invoca". Cambiare è possibile, dunque, ma "serve l'impegno di tutti" ha ammonito Longo, spiegando come non gli piaccia fare interdizioni ma preferirebbe "spendere energie per nuove progettualità". Prima di queste, però, c'è una battaglia che Longo vuole vincere ed è quella contro la criminalità: "Con la 'ndrangheta non si va avanti e bisogna finirla una volta per tutte". Finirla iniziando da questo processo virtuoso che il protocollo mette in campo, innalzando "il livello di controlli sui fornitori nelle pubbliche amministrazioni" allargando la "platea" su cui fare i controlli antimafia. In questa direzione, infatti, sono previsti controlli ai contratti sottosoglia e ai subappalti e a tutte le categorie che fino ad oggi erano "esenti da ogni forma di controllo". In questo modo il protocollo consente di applicare "barriere contro le interferenze illecite nelle procedure di affidamento", considerato che "le infiltrazioni della criminalità finiscono per saldarsi con i fenomenui corruttivi e di mala gestione della cosa pubblica". Guardare avanti, il monito di Longo e percorrere questa strada, "sarebbe un successo per tutti".
Le clausole. Dalla trasparenza sono state invitate a ripartire le amministrazioni locali "non rispettare le regole – ha sottolineato il Prefetto – a volte può finire con provvedimenti giudiziari". È possibile evitarlo, però. Ma soprattutto è possibile lavorare per il bene comune sui passi della legalità. A dare l'indicazione è, quindi, il protocollo che ha quale finalità di estendere le cautele antimafia "peraltro nella forma più rigorosa delle informazioni del Prefetto" all'intera filiera degli esecutori e dei fornitori, ed agli appalti di lavori pubblici sottosoglia, nonché attraverso il monitoraggio costante dei cantieri e delle imprese coinvolti nelle esecuzioni delle opere. L'impegno è, quindi, quello delle Stazioni appaltanti a richiedere alla Prefettura le informazioni antimafia per ogni tipologia di appalto, subappalto e contratto di qualsiasi importo. Insomma, una "dogana" a maglie strette, così prima di procedere alla stipula dei contratti o alla conclusione degli affidamenti (o subcontratti) deve essere effettuata richiesta antimafia tramite la Banca dati nazionale antimafia e nel caso la Prefettura dovesse emettere interdittiva, la Sua non procede alla stipula o può negare l'autorizzazione, mentre in caso di esecuzione in corso, può procedere anche ad applicare una penale all'impresa. Queste alcune delle novità – previsto anche l'obbligo che la ditta presenti denuncia in caso di estorsione e i controlli anche in materia di lavoro e sicurezza e di tracciabilità dei flussi finanziari – che d'ora in poi dovranno essere inserite nei bandi e nei capitolati. Regole certe. Per una legalità possibile, lì dove amministrare deve equivalere a fare il bene comune. Dove la 'ndrangheta deve essere messa alla porta, così come i corrotti e la malaburocrazia. Perchè si chiamano appalti "spezzatino" su quelli mafia e corruzione non devono più "mangiare". Parola – questa sì – del prefetto Guido Longo.
