Processo Itaca, quasi 100 anni di carcere per gli affiliati alle cosche del Catanzarese

Dodici le condanne e tre le assoluzioni sentenziate dai giudici del Tribunale di Catanzaro

di GABRIELLA PASSARIELLO

Si è chiuso con 12 condanne, tre assoluzioni e un non doversi procedere per intervenuta morte del reo  il primo capitolo giudiziario  per gli imputati, coinvolti  nell’operazione “Itaca Free Boat”, diretta contro presunti affiliati alla cosca Gallace-Gallelli operante tra Badolato e Guardavalle, nel Catanzarese, accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, usura, estorsioni, traffico di stupefacenti e armi.

Le condanne. In particolare il tribunale collegiale di Catanzaro, presieduto da Alessandro Bravin ha sentenziato a carico di Alfredo Beniamino Ammiragli, 7 anni di reclusione ( il pm in aula aveva invocato 9 anni di reclusione e 5.100 euro di multa); Antonino Belnome, 2 anni e 4 mesi di carcere ( il pm 3 anni di reclusione); Giuseppe Compagnone 4 anni ( la richiesta del pm è stata 9 anni e 5.100 euro di multa); Vincenzo Gallace, 20 anni di carcere ( il pm 24 anni di reclusione); Andrea Gallelli, 2 anni e 6 mesi (il pm aveva invocato 6 anni di reclusione 3mila euro di multa); Maurizio Gallelli, 16 anni di reclusione (il pm 22 anni di reclusione); Vincenzo Gallelli, 15 anni di carcere (il pm 20 anni di reclusione); Gianfranco Pietro Gregorace, 8 anni di carcere (il pm 9 anni di reclusione e 5.100 di multa); Nicola Arena Romeo, nove mesi (il pm 8 anni e 5.100 di multa); Antonio Saraco 10 anni (il pm 18 anni e 12mila euro di multa); Domenico Tedesco, 6 anni (il pm 6 anni e 27mila euro di multa); Vittorio Tucci, 4 anni (il pm 10 anni e 8mila euro di multa).

Le assoluzioni. I giudici del collegio hanno assolto Nicolino Galati, ( il pm aveva chiesto 9 anni e 5.100 euro di multa), Stefano Ventura ( a fronte di una richiesta di 3 anni e 1500 euro di multa) e Cosimo Vitale ( il pubblico ministero aveva invocato 9 anni di carcere e 5.100 euro di multa). Per Angelo Paride Vocaturo è stato sentenziato  il non doversi procedere per intervenuta morte del reo.

La requisitoria.  Ha retto in gran parte l’accusa, che in aula rappresentata dal magistrato Vincenzo Capomolla, nel corso della requisitoria, aveva ripercorso, tra l’altro,  i presunti illeciti nella gestione del porto di Badolato sul quale aveva lavorato la ditta Salteg dei soci Mario Grossi e Carlo Stabellini, portando avanti una trattativa seria con la ditta di Pietro Ranieri, esponente di una famiglia di armatori di Soverato, per la gestione del porto. Una trattativa poi sfumata per le ingerenze anche di Antonio Saraco e Antonio Ranieri (per il quale si procede separatamente) che avrebbero fatto presente a Grossi i “rischi” che correva se avesse affidato la gestione a Pietro Ranieri piuttosto che a suo fratello Antonio. Pietro Gregorace, direttore dei lavori e socio Salteg, avrebbe minacciato implicitamente Mario Grossi adducendo che qualora la gestione del porto fosse stata affidata a Pietro Ranieri sarebbe scoppiata un guerra di mafia a Badolato anche con l’attuazione di azioni di danneggiamento. 

Collegio difensivo. Tra gli avvocati impegnati nel processo compaiono i nomi dei legali Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Anna Marziano, Natale Ferraiuolo e Francesco Gambardella. Per altri dodici imputati che scelsero il giudizio abbreviato il processo di appello si è già concluso il 22 marzo scorso con sei assoluzioni e sei condanne riformate.



In questo articolo: