Money Gate, l'avvocato Grassani: "Ecco perché il Catanzaro rischia la retrocessione"
Il legale bolognese, massimo esperto di diritto sportivo, parla della presunta tentata combine tra Catanzaro e Avellino del 2013 spiegando cosa rischia la società giallorossa in caso di deferimento
Mattia Grassani è considerato un luminare del diritto sportivo. Insieme al napoletano Eduardo Chiacchio e al bergamasco Cesare Di Cintio è uno degli avvocati più famosi nell’ambito della giustizia sportiva. Il legale bolognese ha spiegato alla Gazzetta del Sud quali sono i rischi ai quali va incontro il Catanzaro in caso di deferimento. Come è noto, infatti, la Procura federale ha notificato lunedì scorso l’avviso di conclusioni indagini alle persone coinvolte nel troncone sportivo scaturito dall’inchiesta Money Gate. Si tratta dell’ex presidente del Catanzaro Giuseppe Cosentino, l’ex presidente dell’Avellino Walter Taccone, l’ex direttore sportivo giallorosso Armando Ortoli, l’ex ds degli irpini Vincenzo Di Vito, il calciatore Andrea Russotto, l’ex socia del Catanzaro Francesca Muscatelli (moglie di Cosentino), l’ex consigliera d’amministrazione giallorossa Ambra Cosentino, l’ex amministratore delegato Marco Pecora e l’ex allenatore del Catanzaro Ciccio Cozza.
Illecito sportivo. Al centro dell’indagine c'è la presunta tentata combine del match tra il Catanzaro e l’Avellino del maggio 2013 ed il presunto pagamento in “nero” da parte dell’ex patron giallorosso Cosentino del tecnico Ciccio Cozza per ottenere la rescissione del contratto. La contestazione più pesante è ovviamente quella relativa al presunto accordo raggiunto tra i presidenti delle due società per far terminare in parità la sfida valevole per la penultima giornata del campionato di Lega Pro Prima divisione. Per la Procura federale si configurerebbe un illecito sportivo con tanto di responsabilità. “La contestazione – dichiara Grassani - è molto pesante trattandosi di illecito sportivo, ancorché non consumato, asseritamente commesso da più soggetti, tra cui i legali rappresentanti di entrambe le società. In questo caso, ove venga accertata la responsabilità dei presidenti, la sanzione minima per i due club, chiamati a rispondere a titolo di responsabilità diretta, sarebbe la retrocessione all’ultimo posto della classifica del campionato. Se invece i massimi dirigenti venissero scagionati mentre ad essere condannati fossero i direttori sportivi e/o il calciatore coinvolto non si andrebbe oltre la penalizzazione di punti in classifica, applicando il metro sanzionatorio della cosiddetta responsabilità oggettiva”.
Maxi ammenda e azione risarcitoria. Il Catanzaro rischia il deferimento anche per il presunto pagamento in “nero” per la rescissione del contratto di Ciccio Cozza. In questo caso i giallorossi rischierebbero un’ammenda fino al triplo di quanto versato oltre ad eventuali punti di penalizzazioni. “Pena accessoria – specifica Grassani - in realtà piuttosto rara in casi simili”. Il fatto che l’attuale compagine societaria nulla abbia a vedere con coloro che risultano coinvolti nell’inchiesta non salva il Catanzaro da possibili e ancora eventuali sanzioni. Il rischio che a pagare le conseguenze di colpe altrui possa essere la nuova gestione c’è ed è purtroppo concreto. Spiega l’avvocato Grassani: “Il soggetto giuridico, ancorché mutata la titolarità delle partecipazioni di controllo, rimane lo stesso, per cui il club che, nella stagione precedente abbia conseguito una promozione di categoria superiore o abbia evitato la retrocessione, mediante il compimento di atti illeciti, non può non essere sanzionato. Tuttavia i nuovi proprietari possono invocare, come circostanze attenuanti, il cambio di proprietà o altre evidenze dimostrative dell’estraneità e della dissociazione da certi comportamenti, non essendo previste, a livello codicistico, esimenti totali in materia di illecito sportivo. Ovviamente sarà possibile, qualora l’esito del procedimento disciplinare determini un danno per la società (come la perdita di valore delle quote o la retrocessione in una categoria inferiore o anche soltanto un pregiudizio di immagine) promuovere azione risarcitoria nei confronti della proprietà e dei responsabili dei presunti illeciti”.
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