Dopo quindici anni dalla morte del noto penalista, il caso resta irrisolto. La Dda di catanzaro ricorrerà in Appello

di GABRIELLA PASSARIELLO

Tutti assolti per non aver commesso il fatto.  Dopo 15 anni resta ancora un mistero l'omicidio di Torquato Ciriaco, l’avvocato penalista 55enne, ucciso in un agguato di stampo mafioso l’1 marzo del 2002. Il gup del Tribunale di Catanzaro Giovanna Gioia ha scagionato il collaboratore di giustizia Francesco Michienzi, Tommaso Anello, boss dell’omonima cosca operante nel Lametino, all’epoca dei fatti alleata con i Torcasio e i fratelli Giuseppe e Vincenzino Fruci, tutti e quattro giudicati con rito abbreviato.  Crollano le accuse del  pm della distrettuale Elio Romano che aveva formulato le richieste di pena in due processi distinti. Processi trattati separatamente e oggi riuniti dal gup distrettuale. Il 27 marzo scorso la pubblica accusa aveva invocato dieci anni di carcere per il collaboratore di giustizia, mentre per Tommaso Anello e i fratelli Fruci il pm aveva chiesto il carcere a vita in un’udienza più datata che risale al 20 aprile 2015. Il pubblico ministero attenderà di conoscere le motivazioni della sentenza, che verranno depositate tra novanta giorni per ricorrere in appello. Michienzi, difeso dall’avvocato Claudia Conidi, in videoconferenza, il 27 marzo scorso aveva reso dichiarazioni spontanee, sostenendo di aver iniziato a far parte della cosca Anello come semplice rapinatore, scassinatore. Il “Lupin” della situazione rimasto incastrato in una cosa più grande di lui, dalla quale era difficile tornare indietro. “Avevo ricevuto mandato dalla cosca Anello di individuare le abitudini della vittima e mi appostavo nei pressi dell’abitazione e del luogo di lavoro dell’avvocato (… ). Poi mi feci arrestare e cominciai a collaborare con la giustizia, non volevo essere un assassino”.

L’omicidio. L’avvocato Ciriaco fu assassinato in un agguato di chiaro stampo mafioso l’1 marzo del 2002, quando all’altezza dei bivio Due Mari di Maida, un commando affiancò il fuoristrada Ford Ranger a bordo del quale l’avvocato penalista viaggiava per fare rientro nella sua abitazione crivellandolo a colpi di fucile caricato a pallettoni. L’avvocato ebbe la forza di continuare per qualche metro alla guida del mezzo, ma si schiantò contro un muro dove fu raggiunto dai killer che gli spararono nuovamente.

Il movente. Secondo le indagini condotte dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Ciriaco fu condannato a morte dal cartello ‘ndranghetista degli Anello-Fruci, di Filadelfia e Curinga. Tommaso Anello, fratello del boss Rocco, avrebbe ordinato l’omicidio del professionista, il quale avrebbe curato l’acquisto di una cava in località Manca di Curinga che la mafia voleva invece finisse ad un imprenditore già sottoposto a richieste estorsive. 

Collegio difensivo. Tra il legali impegnati nel processo compaiono i nomi degli avvocati Anselmo Torchia, Sergio Rotundo e Pino Spinelli 

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