E' stato catturato in un hotel di Montevideo ma viveva in una lussuosa villa con piscina nel quartiere esclusivo di Punta del Este con la compagna e la figlia

di MIMMO FAMULARO

Viveva in una lussuosa villa con piscina, con assegni e soldi in contanti, sotto falso nome e con documenti falsi. Si faceva chiamare Francesco Antonio Capeletto Souza ed esibiva un passaporto brasiliano. Faceva l'imprenditore ma in realtà era Rocco Morabito, boss dell'ndrangheta super latitante inserito nell'elenco dei dieci più ricercati. Pare vivesse in Uruguay da un decennio, di sicuro era ricercato dal 1994. La sua latitanza dorata è finita nel week end in un hotel di Montevideo, in Uruguay.

La cattura. E' stato arrestato dopo mesi di intense attività di cooperazione internazionale ed intelligence. Era insieme alla compagna, una donna angolana con passaporto portoghese, Paula Maria De Olivera Correia che lo ha sempre seguito in tutti i suoi spostamenti lungo il Sud America. La Polizia ha accertato che Morabito aveva ottenuto documenti uruguaiani presentandosi come Francisco Antonio Capeletto Souza, nato il 14 ottobre 1967 a Rio de Janeiro (Brasile). Questi documenti sono stati diffusi dallo Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e dalla polizia brasiliana, e sono stati inseriti nella banca dati Interpol, generando un alert. Dall'emissione della "Red Notice" internazionale nel 1995 e dal conseguente mandato d'arresto originato dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, il lavoro dello Scip è proseguito senza sosta, sino alla cattura di sabato scorso.

Latitanza dorata. Subito dopo la cattura, gli agenti della polizia locale hanno effettuato anche una perquisizione nella lussuosa villa di Punta del Este, una delle più note località turistiche uruguaiane, dove viveva insieme alla compagna e alla figlia. In casa aveva 13 cellulari, una pistola, 12 carte di credito, assegni in dollari e 150 foto carnet con viso del detenuto. Morabito è accusato di aver fatto parte tra il 1988 e il 1994 di un gruppo del narcotraffico, nella quale organizzava il trasporto della droga in Italia e la distribuzione a Milano e per questo era ritenuto dagli inquirenti come "il re della cocaina". Considerato esponente di spicco della cosca omonima che ha base ad Africo nella Locride, è accusato di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed altri gravi reati.

"U Tamunga". Tra Africo e Milano, lo conoscevano come 'U Tamunga', soprannome assai curioso che si ritiene legato al Dkw Munga, fuoristrada militare tedesco, considerato pressoché indistruttibile.  Pare che  Morabito amasse scorrazzare lungo le strade della jonica con quest'auto. In Uruguay, invece, era per tutti un imprenditore, attivo nel settore dell’import-export e nella coltivazione intensiva di soia. Ora è in cella e presto sarà estradato in Italia dove lo attende una condanna definitiva a trenta anni di carcere per narcotraffico internazionale.

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