Agguato a Sorianello, si teme la ripresa di una faida nelle Preserre vibonesi

Sono intanto fuori pericolo il ventisettenne Alessandro Giovanni Nesci e il fratellino down attinti con vari colpi di pistola e fucile, fortunatamente non andati a segno

Un agguato che sarebbe potuto costare la vita ad un ragazzo down quello messo in atto da sicari spietati nella tarda serata di venerdì a Sorianello, centro delle Preserre vibonesi. Il tentato omicidio di Alessandro Giovanni Nesci e il conseguente ferimento del suo fratellino fa temere la possibile ripresa di una faida. Gli uomini della Squadra mobile di Vibo Valentia e del Commissariato di Serra San Bruno che operano sotto le direttive del vice dirigente Cristian Maffongelli e del commissario Valerio La Pietra, sono a lavoro per venire a capo di quella che avrebbe potuto essere l’ennesima carneficina. 

Non si esclude che l’agguato teso al ventisettenne debba essere ritenuto come una vendetta dell’omicidio di Salvatore Inzillo, ammazzato tra i vicoli stretti di Sorianello lo scorso 21 giugno. Il giovane è stato attinto all’emitorace e alla spalla, mentre il fratellino è stato raggiunto lievemente all’addome e ad un braccio. Fortunatamente, i colpi di pistola e di fucile sparati non hanno raggiunto la vittima predestinata nelle parti vitali del corpo. La polizia scientifica sta ora verificando se si tratti di armi già utilizzate in altri attentati. 

Sull’episodio è intervenuto il sociologo Antonio Marziale, Garante per l’infanzia e l’adolescenza, per condannare l’accaduto. “Chi spara senza badare alla presenza di un bambino, non credo nutra sentimenti di alcun tipo – ha detto – ma se soltanto per un attimo i responsabili del ferimento del bambino dovessero prendere contatto con la propria coscienza, si vergognassero”.