I legali ritengono il provvedimento deciso dal Tribunale di Crotone su richiesta della Dda di Catanzaro inaccettabile. L'avvocato Laratta : "faremo appello"

di GABRIELLA PASSARIELLO

Dal sequestro alla confisca dei beni. La Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Crotone con decreto ha accolto la richiesta congiunta del procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, dell’aggiunto Vincenzo Luberto e del sostituto Domenico Guarascio di confiscare il Parco eolico Wind Farm, che con i suoi 48 aerogeneratori è considerato tra i più grandi in Europa per estensione e potenza erogata. Una decisione lampo, arrivata solo due mesi dopo  l’operazione “L’isola del vento”  condotta a dai finanzieri del Gico, che ha portato al sequestro di tre società con sede a Crotone e a Isola Capo Rizzuto e dei relativi complessi aziendali, tra cui proprio il Parco eolico “Wind Farm” di Isola Capo Rizzuto. Un’operazione che ha consentito di mettere i sigilli su un patrimonio di 350milioni di euro.


I legali preannunciano appello. L’avvocato Francesco Laratta preannuncia ricorso rispetto ad un provvedimento che definisce inaccettabile. “Siamo certi che troveremo un giudice che saprà benevolmente leggere quello che nelle carte vi sta scritto. Non faccio assolutamente polemiche e rispetto i provvedimenti, però in questo caso è molto difficile accettarlo”

Il gestore occulto. Il destinatario della misura è Pasquale Arena, nipote del capo clan Nicola Arena, attualmente detenuto al 41bis e fratello, come ha ricordato Migali, del boss Carmine Arena, freddato a colpi di bazooka in un agguato di stampo mafioso nell’ottobre del 2004.  Era il funzionario del Comune di Isola, considerato il referente della cosca, gestore occulto degli affari economici di famiglia.

La longa manus. Arena Pasquale avrebbe realizzato nell’interesse della cosca il Parco eolico Wind Farm, mettendo in piedi un sistema ad hoc per evitare che il Parco stesso fosse riconducibile alla cosca. Un meccanismo basato su una fitta rete di società estere con sede in Germania, Svizzera e Repubblica di San Marino, detentrici formali delle quote di tre società con sede a Crotone e a Isola Capo Rizzuto.

Gli accertamenti.  Le indagini hanno consentito di rilevare, attraverso riscontri documentali e bancari, un patrimonio schermato di ingente valore, dimostrando la discrasia esistente tra la titolarità apparente dei beni oggetto di indagine e l’assenza di capacità reddituale da parte di Pasquale Arena.

Il Parco eolico Wind Farm. Che ci fosse la mano della cosca Arena sul Parco eolico di Isola Capo Rizzuto la Dda di Catanzaro lo sapeva da anni. Tant’è che  risale al 2012 il sequestro preventivo di beni, per un valore complessivo di 350 milioni di euro e che ha interessato non solo il Parco, ma il complesso materiale di tutte le quote relative al parco con una serie di società collaterali, le stesse oggetto del sequestro datato marzo 2017, che oggi ha portato al provvedimento di confisca. In quella stessa operazione finirono sotto inchiesta non solo capi e gregari della cosca Arena, ma anche politici e titolari di società, rispetto ai quali il processo è tutt’oggi in corso.


Le società sequestrate nel 2012 come nel 2017. Si tratta della Vent1 Rizzuto srl con sede legale in Crotone (Kr) le cui quote societarie sono state ripartite per il 34% Tiger Energy Project Gmbh (Germania), 30% Seas srl (Repubblica di San Marino), il 19% Nyhuis Beteilingungs Gmbk &Co. Kg (Germania), il 10 % Pommer & Scwarz Eneuerbareenergien Gesellschaft M. (Germania), il /% Eden Alfred Jpsef (Germania). L’intero complesso aziendale (beni mobili, immobili erapporti finanziari) costituito in particolare, dal Parco eolico denominato “Wind Farm Icr”, composto nel complesso d numero 48 aerogeneratori e relative opere accessorie realizzato in territorio di Isola Capo Rizzuto di proprietà della “Vent 1 Capo Rizzato srl”, Purena srl con sede legale a Isola Capo Rizzato e le relative quote societarie sono così ripartite: 60% Econex finance (Svizzera), 28% Nicola Arena 48 anni, Carmine Megna 12%,l’intero complesso aziendale della predetta “Purena srl”, Veda snc Ventura Fabiola &Co con sede legale a Isola, le cui quote ripartite per 80% a Ventura Fabiola Valeria e per il 20% a Maiolo Giovanni, l’intero complesso aziendale della “Veda snc”.