"Crisalide", Progetto Sud e don Panizza l'obiettivo delle cosche lametine
Nel decreto di fermo, che all'alba di stamattina ha portato all'arresto di capi e gregari della cosca Cerra- Torcasio- Gualtieri, le intimidazioni subite da enti e cooperative facenti capo a "Progetto Sud"
La cosca “Cerra - Torcasio - Gualtieri” aveva dichiarato guerra alla comunità “Progetto Sud - Onlus”, presieduta da don Giacomo Panizza deputata, tra l’altro, alla gestione delle proprietà immobiliari confiscate alla ‘ndrangheta Lametina. L’intento della cosca, come risulta dal decreto di fermo vergato dal pm della distrettuale Elio Romano, era quello di scoraggiare i responsabili della comunità dal proseguimento delle attività socio assistenziali svolte all’interno degli stabili confiscati inducendoli ad abbandonarli. L’ostilità nei confronti della Comunità “Progetto Sud" risale al 2002, quando don Panizza venne minacciato da autorevoli esponenti della cosca, in particolare dai fratelli Antonio Torcasio, 46 anni e Pasquale Torcasio, 49 anni e dalla madre Teresina Cerra. I tre, come riportato nel decreto di fermo, hanno intimato al sacerdote che in quel momento si trovava a Palazzo Odissea, confiscato alla famiglia “Torcasio” e utilizzato da “Progetto Sud” per fini di natura socio- assistenziali, di non utilizzare l’ingresso ubicato all’interno del cortile, bensì quello esistente sulla pubblica via dei Bizantini, perché : “lo stabile se non lo abitiamo noi, non lo abiterà nessuno”.
Nel mirino della cosca le proprietà di "Progetto Sud". Con l'operazione "Crisalide", scattata all'alba di stamattina, gli inquirenti hanno ricostruito una serie di intimidazioni ai danni dei centri socio-assistenziali facenti capo a "Progetto Sud". A partire dal 2010 alcune cooperative, centri, comunità organiche dell’Ente, erano diventate l’obiettivo delle intimidazioni, alcune delle quali commesse all’indirizzo delle proprietà immobiliari confiscate proprio alla cosca “Cerra – Torcasio – Gualtieri” situate in via dei Bizantini, quartiere Capizzaglie, area territoriale del Lametino da sempre controllata dalla cosca. In data 25 dicembre 2011, in via dei Bizantini, è stato fatto saltare il portone di ingresso della Comunità Pensieri e parole, confiscato alla mafia e affidata a Progetto Sud- Onlus. Risale, invece, al 26 febbraio 2012 l’esplosione di un colpo di pistola contro la finestra del centro di assistenza disabili “Dopo di noi”, requisito alla cosca Torcasio, mentre al 10 ottobre 2014 risale il posizionamento di un ordigno nelle adiacenze della struttura per il recupero di tossicodipendenti “Fandango”, gestita sempre da Progetto sud e il 14 luglio 2010, Roberta Mazza e Rita Barbuto, legale rappresentante della cooperativa “Le Agricole”, avevano denunciato Serafino Torcasio e il figlio Giuseppe per evasione di terreno e minacce e tre mesi dopo un’altra denuncia per furto di ortaggi coltivati in un terreno requisito alla cosca “Torcasio” e affidato alla Comunità “Progetto Sud – Onlus”.
Le dichiarazioni di don Panizza. Sentito dalla Dda di Catanzaro come persona informata sui fatti don Giacomo Panizza ha elencato le proprietà che gravitano in "Progetto Sud" confiscate ad alcune cosche mafiose di Lamezia Terme, quella dei “Torcasio” e dei “Notarianni”, spiegando le finalità della onlus. " La comunità "Progetto Sud ” ha promosso un gruppo di volontariato, associazioni, servizi e cooperative sociali con finalità di assistenza e impiego in attività lavorative a persone catalogate nelle cosiddette fasce deboli. Tra le varie componenti della comunità si annoverano: i centri di riabilitazione di via Conforti e via Reillo, l’Altra casa, Dopo di Noi, sportello informativo sulla disabilità sito nel palazzo Odissea di via dei Bizantini, Condominio solidale, Comunità Terapeutiche Fandango di Lamezia Terme e di Settingiano (Cz), Casa Alloggio Antonio Tallarico, Parco Giochi Lilliput, Pensieri e Parole, Luna Rossa, Casa Francesco Ferlaino, Centro Antiviolenza Mago Merlino e la Cooperativa “Le Agricole”. Per quanto concerne i terreni sedenti in via dei Salentini di Lamezia Terme Nicastro che nel mese di Luglio scorso sono stati oggetti di un attentato incendiario- ha aggiunto don Panizza- la relativa proprietà è della Curia di Nicastro e sono stati affidati in gestione dapprima alla comunità “Progetto Sud” e in seguito, da circa quattro anni in accordo con la Curia, abbiamo trasferito l’affitto alla cooperativa Le Agricole”. (ga.pa.)
