La scomparsa di Maria Chindamo, un anno dopo resta il mistero. Ancora nessun indagato
Dell'imprenditrice di Laureana di Borrello si sono perse le tracce dal 6 maggio 2016. Il suocero a "Chi l'ha visto": "Trattato come un delinquente, ma sono innocente" (VIDEO)
di TONINO FORTUNA
Un anno dopo le indagini proseguono, ma senza indagati. La morte di Maria Chindamo, l'imprenditrice 44enne di Laureana di Borrello, rimane avvolta nel mistero. Unici indizi, la sua automobile, quella portiera aperta e i segni evidenti di una colluttazione. Oltre ad una lettera sul cui contenuto non è mai trapelato nulla. Il resto è solo dolore, disperazione, ma non rassegnazione, pur al cospetto di ricerche che fino ad oggi non hanno condotto ad alcun esito.
La testimonianza. "Maria - ha raccontato ieri la madre alla trasmissione Chi l'ha visto -è uscita alle sette del mattino del 6 maggio 2016 per alcune commissioni". Poi, di lei più nulla. A niente sono servite le esortazioni del sacerdote don Pino De Masi: "Chi sa parli", ha tuonato inutilmente dall'altare il parroco di Libera. Invece, è un silenzio spettrale quello che continua a caratterizzare uno dei gialli irrisolti dell'estremo Sud, a cavallo tra le province di Vibo Valentia e Reggio Calabria
Il suicidio del marito. La vita della donna era profondamente cambiata un anno prima della sua scomparsa. Il 5 maggio 2015 suo marito, Fernando Puntoriero, aveva deciso di togliersi la vita. E lo aveva fatto quando la loro relazione era ormai entrata profondamente in crisi. C'è chi dice, per un rapporto extraconiugale della moglie. Da allora "piangeva notte e giorno - ha raccontato la madre - senza farsi vedere dai suoi figli che mandava da me".
Il calvario. Maria non sapeva, tuttavia, che le sarebbe rimasto soltanto un anno di vita. Il 6 maggio 2016 sarebbe stato l'operaio dei terreni di cui la donna si occupava a lanciare l'allarme. L'uomo ha chiarito di aver visto in lontananza "una persona con il cappello", ma senza riuscire ad identificarla.
La mobilitazione. Immediate sono scattate le ricerche. Scavi, perquisizioni, sospetti, il tentativo di correlare la morte di Maria Chindamo a quella del marito, data la coincidenza. I rapporti tra le due famiglie sono divenuti sempre più tesi.
Il suocero. "Non mi interessa cosa pensano - ha ribadito il suocero, tra i primi sospettati, a Chi l'ha visto -. L'importante è che venga fuori la verità. Avrei potuto fare qualunque cosa, tanto mio figlio non sarebbe tornato". Poi ha chiosato: "Avevo buoni rapporti con Maria. Per me era una figlia. Eppure sono stato trattato come un mafioso, un delinquente, mentre sono innocente".
Le indagini. Nel frattempo l'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore di Vibo Valentia Concettina Iannazzo, va avanti. I fari restano accesi. E la convinzione è sempre la stessa: che il corpo di Maria non sia molto lontano da quel cancello, all'ingresso della tenuta agricola di Limbadi, dove è stata rinvenuta la sua automobile.
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