La denuncia di una testimone di giustizia: “Delegittimati e abbandonati dallo Stato”

Lettera denuncia di Francesca Franzè che, insieme al marito Giuseppe Grasso, dal 2005 è inserita nello speciale programma di protezione


“In questi lunghi anni da un lato si collaborava attivamente con la magistratura inquirente, dall’altro lato alcune istituzioni si sono diligentemente attivati a delegittimare i coniugi Grasso”. Inizia così la lettera denuncia inviata a Zoom24 da Francesca Franzè che, insieme al marito Giuseppe Grasso, è da 12 anni testimone di giustizia. Entrambi sono stati infatti ammessi al programma speciale di protezione nel 2005 dopo aver denunciato esponenti di spicco del clan Mancuso di Limbadi.

Delegittimati. I coniugi Grasso si sentono ora delegittimati e abbandonati dallo Stato.  “A favore di chi?” – si chiede Francesca Franzè che firma la lettera inviata alla nostra mail.  “Io conosco – aggiunge – già la risposta la quale è stata più volte denunciata sia pubblicamente che agli organi competenti rimanendo silenti . Ancora una volta ci ritroviamo ad avere contro una parte di queste istituzioni che addirittura arrivano a falsificare documenti sia personali che giudiziari. Mi domando a cosa è servito il privarsi della propria libertà di prendersi numerosi rischi riguardo la nostra incolumità se fino ad oggi da parte di magistratura, ministero e organi competenti rimangono in silenzio?”


Ostaggi di Stato. “A questo punto – sottolinea la testimone di giustizia – ci sentiamo sfiduciati tanto che comunichiamo di voler ritornare in località di origine in quanto ci sentiamo ostaggi di un sistema che sicuramente non è dalla parte di chi realmente combatte tutti i giorni le mafie qualunque esse siano, soprattutto quelle che indossano abiti che dovrebbero rappresentare lo Stato ma nello stesso tempo tradiscono lo stesso Stato. Riteniamo responsabili tutti gli organi che sono a conoscenza di questa grave situazione insostenibile ormai e, nonostante la consapevolezza dei fatti, tacciono. Intendo precisare di non avere più intenzione di partecipare alle future attività giudiziali, sicuramente non per colpa nostra ma per chi ha perorato la causa dei mafiosi. Abbiamo sempre sostenuto che la cosa peggiore ed il problema non sono solo i mafiosi ma bensì chi li protegge sotto diverse forme, abiti e ruoli”.