Questa sera su Rai 1 la fiction interpretata da Beppe Fiorello ripercorrerà la storia del naufragio e di quel relitto individuato con il contributo di un'azienda calabrese

“Abbiamo trovato la nave del naufragio fantasma. Abbiamo scoperto il più grande cimitero del Mediterraneo. Decine di scheletri avvolti negli stracci ad oltre 100 metri di profondità nel Canale di Sicilia, dove da anni i pescherecci di Portopalo “non andavano più per non rischiare di lacerare le paranze”. A chiarirlo nel suo reportage, datato 15 giugno 2001, il giornalista di Repubblica Giovanni Maria Bellu, allora inviato del quotidiano fondato da Scalfari. La conferma arriva dalle parole di Fernando Cugliari, il tecnico vibonese che ha partecipato "alla scoperta del relitto ad oltre cento metri di profondità". 


Sepolti vivi. Il naufragio, in cui morirono 283 persone provenienti da India, Sri Lanka e Pakistan rimase sconosciuto per cinque anni, finché Salvo Lupo, pescatore della zona, decise di raccontare tutto in assoluto riserbo: "Di quei vestiti, scarpe e documenti che venivano a galla nei giorni del natale 1996, dei cadaveri che restavano impigliati tra le reti e che immediatamente venivano ributtavano in mare per paura che un’indagine della polizia chiudesse la zona alla pesca".
Una storia due volte drammatica, quella di Portopalo, per la sorte dei migranti che cercavano una speranza in Italia e per quel drammatico silenzio che avvolse la loro storia per cinque anni. La vicenda è stata raccontata da Bellu nel reportage pubblicato su Repubblica e in un libro, “I fantasmi di Portopalo”, pubblicato da Mondadori nel 2004.

La fiction. Oggi arriva anche in tv: questa sera e domani sera in prima serata Rai 1 trasmetterà la miniserie omonima diretta da Alessandro Angelini con Giuseppe Battiston, Roberta Caronia, Adriano Chiaromida e Angela Curri. Il ruolo di Salvo, il pescatore che ruppe il silenzio su quei morti in mare, è interpretato dall’attore siciliano Beppe Fiorello. Fin qui la fiction. Ma nella realtà un ruolo tutt'altro che secondario svolse un'azienda vibonese, la Nautilus che ebbe la commessa e la girò ad un service locale, quello del vibonese Fernando Cugliari. Quest'ultimo divenne pilota Rov e assistente tecnica nella ricerca del relitto. Operazione ripresa nel film per mezzo di alcune controfigure, tra cui quella del tecnico calabrese.