Ad avanzarla è stato il legale del boss Antonio Mancuso, esponente della nota famiglia di Limbadi

Il freddo ha colpito pure il nuovo palazzo di giustizia. E l'udienza del processo Black Money che si sta celebrando a Vibo Valentia contro il clan Mancuso di Limbadi ne ha risentito non poco. Con i termosifoni fuori uso, per molti quella odierna è stata per molti una vera e propria prova di resistenza contro le rigide temperature di queste ore anche nella città di “Luigi Razza”. Ad ogni modo, legali, imputati e lo stesso pubblico ministero Marisa Manzini non si sono arresi e sono arrivati a completare l'udienza pur in un'aula bunker “polare”. Per questa ragione, le altre udienze, a partire da quella di domani, si terranno in un'altra sede: ovvero nell'aula del tribunale vecchio.

La richiesta. Entrando nel merito del processo, certo non si può dire che si siano compiuti grandi passi in avanti. Se non per il susseguirsi delle richieste di rimessione. Dopo la prima richiesta, respinta dalla Cassazione con motivazioni perentorie, ieri Antonio Mancuso, boss dell'omonima cosca, ha richiesto tramite il suo legale Francesco Stilo la remissione del processo per “legittimo sospetto”. A finire nel mirino dei boss questa volota non sono stati i giornalisti. Pare ormai superato il turbamento suscitato dal clamore dei media. Vengono messe in rilievo, invece, ben altre situazioni legate al nesso tra Black money e Purgatorio. La sede individuata nell'istanza di rimessione del processo è il Tribunale di Messina. Nel frattempo, i legali hanno chiesto la sospensione del procedimento fino alla decisione della Cassazione. Di tutt'altro parere il pubblico ministero Marisa Manzini che ha invitato il collegio giudicante ad andare avanti respingendo come inammissibile la richiesta formulata dalla difesa del boss Antonio Mancuso. Input a quanto pare recepito sebbene il Collegio, si sia riservato di decidere.