Migranti, affari da capogiro nel Vibonese: ecco chi gestisce i centri di accoglienza

Vibo è la provincia con il maggior numero di migranti in base alla popolazione residente. Il business è bipartisan. La gestione dei baby-profughi vale mezzo milione di euro al mese

di MIMMO FAMULARO

L’accoglienza è un business nel Vibonese. Un business che fa registrare volumi d’affari da capogiro. La sola gestione dei minori stranieri non accompagnati vale circa mezzo milione di euro al mese. Una torta succulenta divisa trasversalmente tra varie associazioni e cooperative molte delle quali riconducibili, direttamente o indirettamente, ad ambienti politici. Un business bipartisan, senza alcuna distinzione di colore o di appartenenza politica. Oltre 400 sono i minori non accompagnati che fruttano alle associazioni e alle cooperative che li gestiscono 45 euro lorde al giorno.

migranti foto 4 --Il primato di Vibo. Con la stagione degli sbarchi ormai agli sgoccioli, Vibo ha conseguito un nuovo primato. Da qualche settimana è la provincia con il maggior numero di migranti in base alla popolazione residente. Il rapporto è così elevato da proiettare l’intero territorio in vetta in questa speciale classifica stilata a livello nazionale. Oltre 10mila i profughi sbarcati negli ultimi tre anni a Vibo Marina, più di mille soggiornano nei vari centri di accoglienza presenti sul territorio e autorizzati, a più livelli e con diverse modalità, da Prefettura, Regione e Comune.

Tra business e solidarietà.  Da queste parti, però, l’accoglienza non è solo solidarietà, ma è soprattutto un business talmente milionario da generare non solo gli appetiti delle consorterie criminali, monitorati dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e dalle stesse forze dell’Ordine chiamate a vigilare, ma anche della politica che certo non è rimasta a guardare.

Scarco migrantiLa mappa dei centri di accoglienza. Spesso l’emergenza è un pretesto per aprire nuove strutture eludendo i ferrei controlli della Prefettura. I centri autorizzati e aperti attraverso un bando regolare sono essenzialmente due in provincia. Sorgono a Briatico e a Brognaturo. Tecnicamente vengono definiti Cas, acronimo di Centro di accoglienza straordinaria. Il primo è gestito dall’Associazione Monteleone che utilizza due ex strutture alberghiere: il Costa Bella e il Torre Sant’Irene. Nel cuore delle Serre vibonesi sorge poi l’Hotel Lacina dove la Cooperativa Stella del Sud ha creato l’altra struttura per migranti vincitrice del bando indetto dall’Ufficio territoriale del governo. E se a Briatico sono circa 350 i posti autorizzati dal bando, a Brognaturo ci sarebbe spazio per circa 120 profughi. Non dipendono invece dalla Prefettura, ma dai Comuni gli Sprar, acronimo di Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. In pratica, i profughi che arrivano a Vibo Marina vengono momentaneamente destinati ai Cas e, una volta ottenuto l’asilo politico o lo status di rifugiato, trasferiti negli Sprar dove dovrebbero rimanere, salvo eccezioni e deroghe particolari, per non più di un anno. Sul territorio provinciale sono sei e si trovano a Vibo (vicino alla piscina comunale), Mileto, Jonadi, Fabrizia, San Gregorio d’Ippona e Arena dove sorge lo Sprar più importante consorziato con i comuni di Serra San Bruno e Mongiana con 80 posti a disposizione e gestito dalla cooperativa Sud per l’Europa con sede a Mileto, già proprietaria di altri centri per minori non accompagnati e ormai specializzata in questo settore.

migrantiLa gestione dei baby-migranti. A rendere vulnerabile il sistema è proprio la gestione dei baby-migranti. Una patata bollente soprattutto per i servizi sociali di palazzo “Luigi Razza”. I posti a disposizione sono pochissimi. Due i centri regolarmente autorizzati dalla Regione: Torre Sant’Irene a Briatico (80 posti) e Villa Scarcia a Jonadi (20). Il punto è che nel corso dell’ultima stagione estiva sul molo di Vibo Marina sono sbarcati oltre 500 minori non accompagnati. Da qui la necessità di creare una nuova tipologia di struttura d’accoglienza denominata Centro emergenziale per minori. Diverse le ordinanze firmate dal sindaco Elio Costa nel corso dell’ultima estate. In piena emergenza è stata quindi autorizzata l’apertura di un punto di soggiorno per baby-profughi a Bivona situato in un villaggio turistico (70 posti) ed un altro in località Brace a Briatico per 8 ragazze, la cui autorizzazione è stata revocata recentemente. A questi si è aggiunto quello di Filadelfia gestito dall’Associazione “Donna a donna” con complessivi 26 posti. Una toppa al buco generata anche dalle numerose polemiche create dalla sistemazione dei baby-migranti all’interno del palasport di Vibo Marina. L’emergenza si è trasferita altrove, ma il business dell’accoglienza continua.



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