Magorno chiede l'unità del Partito democratico? “Non ne ha titolo. Ha violato regole e statuto imponendo un congresso provinciale illegittimo”. Altro che la coesione predicata. Sul territorio ci sono a tutti gli effetti due compagini. Due Pd antitetici l'uno all'altro. E la recente visita del segretario regionale non ha affatto risolto i problemi. Lo dimostrano le affermazioni contenute nella lettera aperta, pubblicata stamane dalla Gazzetta del Sud, di Michele Soriano, già candidato a sindaco e capogruppo dem di palazzo “Luigi Razza” ed attuale componente dell'assemblea regionale, al suo massimo riferimento calabrese. Non usa perifrasi Soriano, né si affida a stratagemmi retorici di sorta. Al contrario, punta dritto il suo obiettivo.

L'attacco. “Sei venuto in città per invitare il partito all'unità – scrive nella missiva a Magorno – nell'organizzazione della campagna per il Sì e della lista del Pd alle elezioni di quel che resta di una Provincia verso cui non si rivolge l'attenzione quando i dipendenti manifestano sui tetti per il mancato pagamento dello stipendio”. Bene proprio sul riferimento all'Unità, al fatto che “il partito debba avere una sola anima e un unico obiettivo e abbandonare ogni litigiosità, il mio rammarico è maggiore”. Perchè è parso “che ignorassi quanto accaduto nei mesi scorsi, come se quello che si è verificato in occasione del congresso provinciale non fosse mai successo e l'attuale segretario fosse stato proclamato all'unanimità da tutta la base”.

Il richiamo. Pesante la reprimenda, quasi una “requisitoria”: “Una cosa avresti dovuto notare in quella riunione - incalza l'esponente dem rivolgendosi al segretario – ed era la scarsa partecipazione dei dirigenti e della base, come già accaduto durante la festa provinciale organizzata in due serate la seconda delle quali con non più di dieci persone”. Dunque, non una festa “ma un funerale di una persona illustre, il Pd, per pochi intimi improvvisamente trovatisi senza conoscenti e senza amici”. Pertanto, se al referendum “si riuscirà a ritrovare la quadra”, sarà soltanto “per il bene dell'Italia e non certo per un partito che in provincia ed in Calabria non riesce ad essere credibile”.

Il congresso provinciale. Non usa giri di parole Soriano per infierire nei confronti del deputato cosentino. E gli rimprovera, apertis verbis, di aver fatto orecchio da mercante quando in piena campagna congressuale era stato chiamato ad “organizzare una riunione ed evitare lacerazioni”. Una “latitanza” imperdonabile che ha contribuito “a far esplodere uno scontro violento”. In quella circostanza, “caro segretario – conclude Soriano – hai calpestato ogni diritto ed ogni regola e hai contribuito a dilaniare soprattutto in città il partito che tentava di organizzarsi intorno ad un gruppo giovane e responsabile”. Dunque, il Sì al referendum anche da parte di chi si sente “diversamente democratico” non lenisce le ferite, non prescinde da un risentimento diffuso. Tutte le questioni interne restano aperte. E l'invito all'unità “se qualcuno ne avrà ancora voglia meglio rinviarlo a dopo il 4 dicembre”. Insomma, la resa dei conti è solo rimandata.