'Ndrangheta in Lombardia: operazione "Grillo Parlante", condanne in Cassazione
Colpiti anche i clan Mancuso di Limbadi e Gugliotta di Oppido Mamertina. L'inchiesta aveva coinvolto pure l'allora assessore regionale alla Casa Domenico Zambetti
Confermate dalla Suprema Corte le condanne per alcuni imputati dei processi nati dall'operazione antimafia denominata "Grillo Parlante", scattata il 10 ottobre 2012 ad opera della Dda di Milano contro le infiltrazioni della 'ndrangheta in Lombardia.
Definitiva la sentenza per: Sabatino Di Grillo, 41 anni, di Limbadi (Vv), residente da un paio di anni a Cuggiono (Mi), condannato a 10 anni e 10 mesi di carcere; Vincenzo Evolo, 54 anni, di Paravati, frazione di Mileto (Vv), da qualche anno residente a Corbetta (Mi), condannato 14 anni e 8 mesi; Alessandro Gugliotta, 41 anni, di Oppido Mamertina (Rc), condannato a 9 anni e 10 mesi; Giampiero Guerrisi, 14 anni e 2 mesi di reclusione; Salvatore Etzi, 8 anni e 10 mesi.

Accolto, invece, il ricorso della Procura generale che aveva appellato l'assoluzione della Corte d'Assise di Milano nei confronti di Giuseppe Mancuso, 27 anni, detto “Peppe u Zipp”, di Nicotera, cugino di Sabatino Di Grillo, ma soprattutto figlio del più noto Pantaleone Mancuso, detto “l’Ingegnere”, boss di Nicotera. In primo grado, Giuseppe Mancuso era stato condannato a 13 anni di reclusione, al termine del processo con rito abbreviato, per il reato di sequestro di persona, aggravato dalle modalità mafiose, finalizzato a compiere un’estorsione. In Appello, difeso dall'avvocato Francesco Sabatino, era stato però assolto. Ora la Cassazione ha quindi annullato con rinvio l'assoluzione.

Il sequestro di persone sarebbe durato, fra Cornaredo, Magenta e Cuggiono (Mi), poco più di tre ore ed è datato 8 aprile 2011. Mancuso avrebbe agito in concorso con Vincenzo Evolo, Sabatino Di Grillo ed altre cinque persone, fra cosentini, reggini e napoletani. Vittima il pugliese Mauro Galanti, presunto truffatore di diamanti “sintetici” acquistati su internet e rivenduti a prezzo raddoppiato nei tanti negozi che comprano oro. Uno di questi negozi del Milanese sarebbe però appartenuto alla persona “sbagliata”, ovvero al cosentino Eugenio Costantino, 55 anni, residente a Marcallo (Mi), coinvolto nell'inchiesta ed indicato come vicino al gruppo di Sabatino Di Grillo. Tanto vicino da rivolgersi proprio ai vibonesi per recuperare 3 mila euro che Galanti ed un suo complice gli avrebbero truffato con la vendita di diamanti falsi.
Annullata con rinvio per un nuovo appello anche la riduzione di pena, decisa in secondo grado, da 10 anni e 10 mesi a 8 anni e 8 mesi per Giuseppe D'Agostino, ritenuto il presunto portavoce dei clan nel loro ruolo di avvicinamento a Domenico Zambetti, ex assessore alla Casa della Regione Lombardia, accusato di corruzione e voto di scambio con la 'ndrangheta ed ancora sotto processo con rito ordinario assieme ad altre persone fra cui il regista Ambrogio Crespi.
Sabatino Di Grillo è figlio di Rosaria Mancuso, sorella dei più noti boss Giuseppe, Diego e Francesco Mancuso, attualmente tutti detenuti, e per la Dda di Milano sarebbe "il più autorevole esponente in Lombardia della cosca Mancuso". Di Grillo, affiancato in tutti gli “affari” da Vincenzo Evolo, alias “compare Vincenzo”, di Paravati, avrebbe tenuto sotto scacco diversi imprenditori del milanese, “trafficando” inoltre in mezzi meccanici pesanti adeguatamente “taroccati”. (g.b.)
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