Non si placano le polemiche sulla scoperta e sul possibile interramento della prosecuzione della cinta muraria greca dell'antica Hipponion, a Vibo Valentia. Sulla vicenda ha inteso fare chiarezza questa mattina alla Gazzetta del Sud, il prof. Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali del Mibact.

Scontro tra fazioni. “Dobbiamo uscire – ha dichiarato l’accademico – dalla logica di contrapposizione che va avanti da mesi, dai personalismi, dai distinguo di chi fa proclami per salvare se stesso piuttosto che il patrimonio. Si deve stabilire, una volta per tutte, un principio valido universalmente: il patrimonio archeologico va contemperato con altre esigenze della collettività”. Pertanto, “se esiste una strada dissestata, se è necessario fare un opera di smaltimento delle acque, se bisogna consentire alle persone di raggiungere il cimitero, l’importanza di un’eventuale arteria va tenuta presenta. La Soprintendenza non può e non deve mettersi di traverso. E bene hanno operato Elena Calandra e Fabrizio Sudano”. Insomma, “bisogna agire con responsabilità. Le spiego. Tutte le strade hanno una loro importanza. Prima di smantellarle serve la garanzia che si possa costruire un percorso alternativo evitando conflitti tra il patrimonio culturale, la viabilità e lo sviluppo economico del territorio”. Insomma, quella del prof. Volpe è decisamente una voce fuori dal coro. “Servono – spiega il cattedratico – progetti organici di sviluppo che salvaguardino interessi comuni e non scontri tra fazioni”.

L'errore a monte. “Per quanto concerne la salvaguardia di questo tratto di mura greche - chiarisce Volpe – probabilmente l’errore sta a monte. Per trovarlo bisogna risalire al momento in cui la Soprintendenza, qualche anno fa, non ha chiesto al Comune che aveva elaborato il progetto, un’opera di archeologia preventiva. Insomma, si sorvolò sulla fase diagnostica, quella della prevenzione, accontentandosi di assistere ai futuri lavori”.

Le risorse. Il fatto che siano state tirate fuori “le mura non esula da una serie di adempimenti. A cominciare dal fatto che la cinta muraria va restaurata, valorizzata. E per questo servono risorse. Altrimenti meglio risotterrare che abbandonare tutto al degrado”. Quando“non c’è un progetto e mancano i fondi la strada giusta – sottolinea Volpe – è quella di eseguire interventi che non danneggino la scoperta. E i nuovi lavori – posso dirlo con certezza – non hanno compromesso le mura”.

Il piano comune. Da qui la proposta, di mettere in piedi “un progetto che coinvolga tutti, soprintendenza, comune, università e territorio e preveda l’integrazione delle nuove scoperte nel Parco archeologico urbano”.