‘Ndrangheta: Cassazione conferma divieto a incontrare familiari per boss Mancuso

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La sesta sezione penale della Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del boss di Limbadi, Diego Mancuso, 63 anni, sottoposto alla sorveglianza speciale, avverso il decreto con il quale la Corte d’Appello di Catanzaro ha rigettato l’appello contro il provvedimento del Tribunale di Vibo Valentia con il quale è stata respinta l’istanza difensiva  volta ad ottenere l’autorizzazione ad incontrare il figlio, la sorella e il nipote in quanto gravati da precedenti penali e sottoposti a misura di prevenzione.

Corte di Cassazione

Diego Mancuso in ordine a tale decisione dei giudici aveva lamentato dinanzi alla Cassazione una violazione di legge per “l’inesistenza e mera apparenza della motivazione non tenendosi conto che non appare accettabile – aveva sostenuto il boss di Limbadi nell’istanza – che chi è sottoposto alla misura di prevenzione debba essere privato di affetti intimi”. Il procuratore generale della Cassazione, con requisitoria scritta, aveva chiesto la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Ed infatti “inammissibile” è stato dichiarato il ricorso di Diego Mancuso dai giudici della Suprema Corte che ricordano come in materia di misure di prevenzione il ricorso per Cassazione è proponibile solo per violazione di legge”, mentre nel caso di specie il ricorso è esclusivamente incentrato su profili di logicità o completezza della motivazione laddove viene chiesto di considerare profili di opportunità sul ritenere prevalenti gli interessi affettivi. Cosa non possibile dinanzi ai giudici di legittimità. Diego Mancuso è stato così condannato anche al pagamento di una sanzione pecuniaria di 1.500 euro, oltre alle spese del giudizio.

Diego Mancuso
Diego Mancuso

Il profilo del boss. Elemento di vertice dell’omonimo clan della ‘ndrangheta di Limbadi, Diego Mancuso è fratello del boss Giuseppe Mancuso (cl. ’49), detenuto dal 1997 in quanto condannato all’ergastolo (poi ridotti a 30 anni) dopo l’operazione antimafia denominata “Tirreno”, scattata nel 1993 ad opera della Dda di Reggio Calabria.

Diego Mancuso, rimesso in libertà nell’ottobre 2014 dopo aver scontato la pena ad 11 anni di reclusione per associazione mafiosa e truffa al termine dei processi “Dinasty” e “Batteria”, è stato condannato nel 2013 in primo grado a 6 anni per associazione mafiosa nel processo “Genesi” che aspetta ancora la fissazione dell’appello. A dicembre 2015 è stato invece assolto dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Lucia Monaco, dal processo nato dall’operazione antimafia denominata “Impeto”. In tale processo il pm della Dda di Catanzaro, Camillo Falvo, aveva chiesto per Diego Mancuso la condanna a 14 anni di reclusione per il reato di estorsione aggravata dalle modalità mafiose. (g.b.)

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