Elezioni regionali in Calabria e scambio di voti coi clan: Zappalà lascia i "domiciliari"
Il gip ha deciso per l'obbligo di dimora nei confronti dell'ex consigliere regionale che ha così lasciato gli arresti domiciliari dopo la condanna in primo grado
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Obbligo di dimora a Bagnara Calabra. Questa la decisione del gip di Reggio Calabria, Adriana Trapani, nei confronti dell'ex consigliere regionale del Pdl, nonchè ex sindaco di Bagnara Calabra, Santi Zappalà, che ha così lasciato gli arresti domiciliari in accoglimento di un'istanza degli avvocati Domenico ed Andrea Alvaro. Zappalà è già condannato in via definitiva per il reato di corruzione elettorale. Il 5 maggio scorso è stato invece condannato in primo grado dallo stesso gup Adriana Trapani - al termine di un processo svoltosi con rito abbreviato - a 4 anni e 3 mesi di reclusione. In quest'ultimo processo, Santi Zappalà è accusato di aver pagato pacchetti di voti ai clan mafiosi per ottenere l’elezione nel Consiglio della Regione Calabria nelle elezioni del marzo 2010. Zappalà si era candidato all’epoca con il centrodestra, ovvero il “Popolo della libertà”, a sostegno dell’allora candidato alla presidenza della giunta della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti. Le risultanze investigative della Dda di Reggio Calabria, nell’ambito dell’inchiesta antimafia denominata “Reale 6”, hanno portato ad accertare e documentare la presenza di Santi Zappalà a casa del boss di San Luca, residente a Bovalino, Giuseppe Pelle, dell’omonimo clan fondato dal padre Antonio Pelle, detto “Gambazza”.

Zappalà, secondo gli inquirenti, avrebbe promesso, in cambio di voti, 400 mila euro, con la somma di 100 mila euro che sarebbe stata versata al clan Pelle di San Luca e 200 mila euro versati invece al clan Pesce di Rosarno. Nel processo sono stati infatti condannati a 5 anni di carcere anche Vincenzo Pesce (cl. ’59) eDomenico Arena (cl. ’54), mentre 4 anni di reclusione è la condanna perAntonio Pelle (cl. ’86) e Giuseppe Mesiani Mazzacuva (cl. ’77), di Melito Porto Salvo. Altri 100 mila euro in cambio di voti sarebbero finiti al clan Strangio di San Luca, mentre un incontro ci sarebbe stato il 12 marzo 2010 ad Arangea, zona Sud di Reggio Calabria, con la presenza di Giuseppe Mesiani Mazzacuva, Santi Zappalà ed altri gli esponenti del clan Pelle. Sarebbe stato Giuseppe Mesiani Mazzacuva, secondo l’accusa, a negoziare con Santi Zappalà il pacchetto dei voti con il clan di San Luca. La scelta del processo con rito abbreviato è valsa a Santi Zappalà ed agli altri imputati imputati uno sconto di pena pari ad un terzo. La misura cautelare degli arresti domiciliari è stata ora sostituita dal gip con l'obbligo di dimora a Bagnara. (g.b.)

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