Inchiesta "Reghion": i rapporti shock all'ombra del "Comitato d'affari" reggino
Politici e giornalisti sarebbero stati al centro di alcune manovre dell'ex deputato Paolo Romeo per salvare dall'Antimafia il dirigente ai Lavori pubblici del Comune di Reggio
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di GIUSEPPE BAGLIVO
Mira a far luce su diverse vicende l'inchiesta "Reghion" della Dda di Reggio Calabria che ha scoperchiato un presunto "Comitato d'affari" capace di gestire appalti e consulenze milionarie ma anche di "mettersi in moto" per tenere lontana la Commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi.

In tal senso, ad avviso degli inquirenti, centrale sarebbe stata la figura di Marcello Cammera, storico dirigente del Comune di Reggio Calabria e fra i fermati dell'operazione "Reghion". Secondo la Dda reggina, Marcello Cammera avrebbe ricevuto dall'ex deputato del Psdi Paolo Romeo (già condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa nell'inchiesta "Olimpia" ed arrestato nelle scorse settimane nell'ambito dell'operazione "Fata Morgana") un preciso appoggio mediatico. Uno per il tramite della giornalista Teresa Munari e l'altro, secondo la Procura distrettuale, di carattere politico-relazionale per il tramite di Angela Napoli (già deputato della Commissione parlamentare antimafia e poi consulente della stessa Commissione) volto a fronteggiare l’azione della Commissione parlamentare antimafia e le conseguenti probabili iniziative che i commissari prefettizi potevano assumere sollevando lo stesso Cammera dall’incarico di dirigente dell’ufficio “Progettazione ed esecuzione Lavori Pubblici” (poi “Settore Servizi Tecnici”) del Comune di Reggio Calabria.
Sia la giornalista Teresa Munari che l'ex parlamentare Angela Napoli non figurano fra gli indagati, ma i loro nomi sono ricorrenti nel decreto di fermo al fine di ricostruire diverse vicende che interessano alcuni degli arrestati ed in particolare Marcello Cammera. L'operazione della Dda di Reggio Calabria svela in tal senso molti retroscena sinora del tutto inediti.

Cammera e Paolo Romeo. Al centro dell’inchiesta “Reghion” c'è la relazione tra Paolo Romeo e Marcello Cammera. Una relazione definita dalla Dda come "schiettamente criminale" e che emergerebbe da una pluralità di vicende connesse sia al rapporto di agevolazione degli interessi mafiosi di Romeo da parte di Camera, sia in termini di protezione dalle investigazioni e sia in termini di corruzione. Il "Comitato d'affari" ipotizzato dagli inquirenti sarebbe stato così capace di gestire la macchina amministrativa del Comune di Reggio Calabria nell’interesse della ‘ndrangheta. Ed un ruolo centrale in tale presunto "Comitato" viene attribuito dagli investigatori proprio a Marcello Cammera, il quale nelle sue vesti di dirigente del settore "Lavori pubblici" del Comune di Reggio Calabria avrebbe consentito ad imprese legate ai clan l’ottenimento di appalti con l'elusione della normativa antimafia (creando artatamente veri e propri stati di necessità e urgenza), favorendo contratti milionari per cartelli imprenditoriali sponsorizzati dall'avvocato ed ex deputato Paolo Romeo.

L'appoggio mediatico di cui avrebbe goduto il "Comitato d'affari". Marcello Cammera, secondo gli inquirenti, avrebbe inoltre goduto dell’appoggio mediatico offerto sia da Paolo Romeo che da Teresa Munari, giornalista del "Garantista", il quotidiano diretto da Piero Sansonetti ed oggi fallito. Per gli inquirenti si sarebbe assistito a vere e proprie campagne di mutuo soccorso che dovevano servire a stoppare gli attacchi della politica locale a Marcello Cammera, il quale aveva annunciato la rotazione dei dirigenti comunali. Secondo la ricostruzione della Dda, la giornalista Teresa Munari avrebbe quindi utilizzato le sue amicizie con esponenti politici e la sua influenza su una parte della stampa locale al fine di respingere gli attacchi mediatici al dirigente Marcello Cammera. A tale scopo la giornalista avrebbe concesso interviste al dirigente Cammera per riabilitarne l'immagine pubblica con conseguenti attacchi nei confronti degli oppositori. Ma avrebbe offerto informazioni "pilotate" anche ad altri giornalisti.

L'assunzione della Munari al "Garantista". Gli inquirenti non dimenticano così le stesse modalità con le quali la giornalista Munari sarebbe stata assunta dal "Garantista" diretto da Piero Sansonetti. Un'assunzione, quella della Munari, che sarebbe infatti - ad avviso della Dda - il frutto delle "relazioni personali vantate da Paolo Romeo con il presidente di Confindustria di Reggio Calabria, Andrea Cuzzocrea, all’epoca editore del quotidiano”. La giornalista viene ritenuta dagli inquirenti vicinissima all'ex deputato Paolo Romeo, il soggetto indicato come il "regista" della strategia mediatica per allontanare la Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Rosy Bindi, dal dirigente Marcello Cammera, nei cui confronti la Commissione d'accesso - che ha poi portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Reggio Calabria - segnalava comportamenti anomali al fine di favorire "imprese in odore di mafia".


L'incontro della Munari con Angela Napoli. Al Comitato d'affari interessa capire cosa la Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Rosy Bindi, ha intenzione di chiedere ai commissari prefettizi che amministrano il Comune di Reggio dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Secondo la ricostruzione degli investigatori, la Munari chiede così un incontro all'ex deputata Angela Napoli, consulente della Commissione parlamentare antimafia, la quale la riceve nella sua casa di Taurianova. Le intercettazioni permettono quindi alla Dda reggina di capire che la giornalista aveva chiesto ad Angela Napoli di intercedere in favore del dirigente comunale Marcello Cammera con la presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi.

Qualche giorno dopo, Teresa Munari avrebbe quindi riferito a Marcello Cammera che l’onorevole Rosy Bindi si "era accontentata di avere come vittima sacrificale" il
segretario generale del Comune di Reggio Calabria, Pietro Emilio, e che lo stesso Cammera poteva stare tranquillo. Al pari degli altri dirigenti, nessuno dei quali è stato poi rimosso così come aveva anticipato la Munari. "Risultava infatti - sottolineano i magistrati - che l’onorevole Napoli fosse riuscita ad intercettare l’on. Bindi, apprendendo che non sarebbero state assunte iniziative nei confronti del dirigente comunale" Marcello Cammera.
Un'inchiesta che svela dunque retroscena inquietanti e rapporti opachi fra politica e certo giornalismo. Ma anche intercessioni e legami che travalicano gli stretti confini regionali e sui quali la Procura di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Cafiero De Raho, intende fare piena luce senza sconti per nessuno.
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