Il processo è ripreso da zero il 21 gennaio scorso dopo diversi cambi del Collegio giudicante. A rappresentare l'accusa c'è ora il pm Benedetta Callea

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di GIUSEPPE BAGLIVO

Tre morti, 90 feriti, 306 evacuati e danni per 200 milioni di euro. Questi i numeri dell’alluvione del 3 luglio 2006 a Vibo Marina, Bivona, Porto Salvo e Longobardi. A perdere la vita, il piccolo Salvatore Gaglioti, il bimbo di soli 16 mesi strappato alla vita terrena in quel maledetto 3 luglio 2006 e poi Nicola De Pascale ed Ulisse Gaglioti, le due guardie giurate inghiottite dal fango assassino. Per i familiari delle vittime nulla è stato più come prima. Troppo forte il dolore, troppo grande la ferita perché tutto finisca nel dimenticatoio. Per le frazioni del comune capoluogo, quella del 3 luglio 2006 è stata la giornata dell’apocalisse.

ALLUVIONE-

Dalle 9 del mattino una pioggia assassina ha messo in ginocchio Longobardi, Vibo Marina, Bivona, Portosalvo ed il territorio, dopo trent’anni di scempi ed abusivismo, si è ritrovato dilaniato da 199,2 millimetri di pioggia caduti in appena tre ore. Un dato inquietante se raffrontato a quello rilevato nel lontano 2 dicembre 1938, quando piovvero ben 328 millimetri, ma “spalmati” nell’arco di 24 ore. La tempesta del 3 luglio sviluppò il massimo della potenza partendo dall’area delle Serre, sfogando poi tutta la propria forza sulla città di Vibo e nei comuni limitrofi di Stefanaconi e Sant’Onofrio. Le aree più danneggiate furono quelle indicate dal Piano di assetto idrogeologico come zone R3 ed R4, cioè a grave rischio di dissesto ed esondazione. Nell’ambito dei rilievi compiuti dai tecnici incaricati per la gestione dell’emergenza era emerso subito come, al di là della prevedibilità o meno dell’evento, a devastare Vibo e le sue frazioni era stata la decennale gestione scellerata del territorio, con interi quartieri sorti abusivamente su aree demaniali, con costruzioni che hanno ostruito i canali di scolo delle acque e con interventi di manutenzione dei corsi d’acqua ritenuti inadeguati.

codice penale

La prima inchiesta avviata dall’ex procuratore di Vibo, Alfredo Laudonio, portò all’iscrizione sul registro degli indagati di dirigenti dell’Anas, della Protezione civile e della Regione, ma tutti sono stati ampiamente prosciolti. Il “fatto c’è”, scrisse il gup Giancarlo Bianchi, ma le responsabilità vanno ricercate altrove. Fra i funzionari del Comune di Vibo e della Provincia, secondo il procuratore Mario Spagnuolo che il 18 luglio 2011 ha ottenuto dal gup Alessandro Piscitelli il rinvio a giudizio nei confronti di 15 indagati.

Da allora, però, il processo per l’alluvione è diventato un caso di “mala-giustizia”.

alluvione foto

La prima udienza del processo si celebra il 30 ottobre 2012 dinanzi al Tribunale collegiale presieduto all’epoca dal giudice Manuela Gallo. Ma il dibattimento non si apre per la mancata notifica ad alcuni imputati del decreto che dispone il giudizio. Il Tribunale, pertanto, rinvia il processo al 5 febbraio 2013. Tutto a posto? Neanche per idea. Giudici incompatibili in tale data e rinvio al 14 marzo 2013 per un nuovo nulla di fatto ed un rinvio al 10 ottobre 2013. Niente da fare neppure in tale data e rinvio al 4 marzo 2014 quando finalmente parte il processo, a ben 8 anni dai fatti della drammatica alluvione che sconvolse Vibo e le Marinate. In tale data (4 marzo 2014), il Tribunale collegiale è presieduto dal giudice Filippo Ricci, riuscito ad incardinare il dibattimento ed a programmare le prime escussioni in aula dei testi dell’accusa, ovvero un colonnello ed un maresciallo della Guardia di Finanza.

tribunale toga aula

Il processo si celebra poi nelle udienze del 10 aprile 2014, 15 maggio 2014 e 19 giugno 2014. Nell’udienza del 25 settembre 2014, però, le difese degli imputati non prestano in aula il consenso per far salva tutta l’attività istruttoria sino ad allora svolta dinanzi al Tribunale collegiale presieduto dal giudice Filippo Ricci (trasferito in altra sede).

A presiedere in tale data (25 settembre 2014) il Tribunale collegiale è il giudice Antonino Di Marco, anche lui però in via di trasferimento e quindi nuovo rinvio del processo al 20 novembre 2014 per iniziare nuovamente da zero con un ulteriore nuovo Collegio e con la prescrizione dei reati sempre più vicina. Dal 20 novembre 2014 il rinvio del processo è per l’udienza del 17 febbraio 2015, poi altra udienza il 30 aprile 2015 e quindi da aprile un nuovo lungo rinvio: 9 luglio 2015. Da luglio, infine, rinvio all’udienza del 20 novembre 2015, con il Pm (applicato in via provvisoria dalla Procura di Lamezia) che chiede un altro rinvio in attesa che a gennaio 2016 in aula ci sia a rappresentare la pubblica accusa direttamente il procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo.

pm Benedetta Callea

Il 21 gennaio 2016 a rappresentare l’accusa in aula – dinanzi al Tribunale collegiale presieduto dal giudice Lorenzo Barracco - c’è quindi il nuovo pm, Benedetta Callea, giovane e valido magistrato che prende in “mano” il delicato processo che compie così finalmente importanti passi in avanti con l’attività istruttoria, tuttora in corso con l’escussione dei testi della pubblica accusa.

 

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