Cosenza, l’assessore Sgarbi e la condanna definitiva per truffa allo Stato

L’ex parlamentare e critico d’arte, voluto dal sindaco Mario Occhiuto nella sua “squadra”, è stato pure ritenuto responsabile dello scioglimento per mafia del Comune di Salemi banner no di GIUSEPPE BAGLIVO Non sappiamo se fra i requisiti richiesti dal sindaco, Mario Occhiuto, per diventare nuovo assessore comunale di Cosenza sia stata richiesta la presenza costante …   Read More



L’ex parlamentare e critico d’arte, voluto dal sindaco Mario Occhiuto nella sua “squadra”, è stato pure ritenuto responsabile dello scioglimento per mafia del Comune di Salemi

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di GIUSEPPE BAGLIVO

Non sappiamo se fra i requisiti richiesti dal sindaco, Mario Occhiuto, per diventare nuovo assessore comunale di Cosenza sia stata richiesta la presenza costante nel palazzo municipale della città, nè se sia stato necessario possedere la fedina penale immacolata o non avere carichi pendenti con la giustizia. Di certo, tali “requisiti” non devono essere stati chiesti o reputati necessari per Vittorio Sgarbi, il noto critico dell’arte nazionale, e già parlamentare di Forza Italia e sottosegretario ai Beni culturali, che Mario Occhiuto ha fortemente voluto nella sua giunta comunale.

Sgarbi

“Malato immaginario, truffatore vero”. Dal 1996 Vittorio Sgarbi è a tutti gli effetti un truffatore dello Stato. E’ stato infatti condannato in via definitiva a 6 mesi e 10 giorni per il reato di falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato. La sentenza è definitiva, quindi Vittorio Sgarbi per lo Stato italiano è a tutti gli effetti un pregiudicato. E’ stato ritenuto colpevole di produzione di documenti falsi (per la richiesta di aspettativa per motivi di salute) e assenteismo nel periodo 1989-1990 mentre era dipendente del Ministero dei Beni culturali con con la qualifica di funzionario ai Beni artistici e culturali del Veneto. Condannato a pagare anche un indennizzo di 700.000 lire, Sgarbi si è giustificato con le scuse più incredibili: dalle malattie più improbabili (persino il cimurro, nota malattia dei soli cani) ad una fantomatica “allergia al matrimonio”. Nel frattempo ha curato bene i propri “affari”: scrivere libri, comparire in tv, frequentare salotti e mondanità varie. Anche il medico che ha redatto in favore di Sgarbi le false certificazioni mediche è stato condannato. Una vicenda grottesca, ben nota alle cronache e dal 2001 contenuta in un apposito capitolo del libro “La Repubblica delle banane” di Peter Gomez e Marco Travaglio per Editori Riuniti. In pratica, stando alla sentenza definitiva, in tre anni di lavoro Sgarbi ha messo piede negli uffici della Soprintendenza per i Beni artistici e storici del Veneto solo tre giorni o poco più, presentando per i restanti mesi di ogni anno dei certificati medici fasulli.

Vittorio Sgarbi

“Sgarbi manifestava – ha denunciato il viceprocuratore generale della Corte dei conti – una forma di insofferenza alle regole dell’ufficio, agli ordini di servizio, all’orario, ecc.”. La soprintendente Filippa Alberti Gaudioso ha quindi dichiarato durante le udienze del processo che “Sgarbi non era puntuale, anzi era in ritardo continuo e giungeva persino a motivare con fare irridente i suoi ritardi, affermando di avere malattie come il cimurro – propria del cane, come è noto – o malattia similare”. La sentenza parla di “condotta certamente censurabile”, con ogni sorta di “violazioni delle norme di condotta: continui ritardi, presenza sporadica in ufficio di soli tre giorni in diversi anni, utilizzando uno dei quali per inoltrare altra domanda per assentarsi ancora; irridente richiamo a malattie proprie del cane per giustificare ritardi causati da inesistenti raffreddori”.

“Un giorno – ha raccontato in aula la soprintendente – Sgarbi doveva stilare una perizia sul restauro del teatro di Schio, ma ha lasciato che l’assistente utilizzasse una precedente perizia, travasandola praticamente in quello che doveva essere un nuovo documento storico-artistico e anche di spesa”. In pratica, Vittorio Sgarbi ha riciclato un vecchio lavoro che non c’entrava nulla con l’incarico ricevuto.

Sgarbi Salemi

Responsabilità di Sgarbi per l’infiltrazione mafiosa nel Comune di Salemi. Dal 30 giugno del 2008 al 15 febbraio del 2012, Vittorio Sgarbi è stato sindaco della cittadina di Salemi, in provincia di Trapani. E’ stato poi mandato a “casa” poichè gli organi elettivi del Comune di Salemi sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. La relazione sullo scioglimento del Comune siciliano, firmata dall’allora ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, accusa Vittorio Sgarbi di precise responsabilità: “Non ha arginato le interferenze sul Comune di Salemi da parte dell’onorevole Pino Giammarinaro”, quest’ultimo già sorvegliato speciale, ex consigliere regionale in Sicilia ed andreottiano di ferro. Secondo il Viminale, nella procurata infiltrazione mafiosa il sindaco Vittorio Sgarbi ha quindi avuto “precise responsabilità”. E che tutto giostrasse attorno a Giammarinaro, l’ispezione lo conferma con le parole dello stesso Sgarbi: “E’ il sindaco ad affermare la centralità della figura di Giammarinaro, anche a proposito dell’attribuzione di incarichi e nomine”.  Sono stati registrati inoltre casi in cui l’on. Giammarinaro raggiungeva in auto l’aeroporto di Palermo, andando a prelevare di persona il sindaco Vittorio Sgarbi per fargli firmare in auto provvedimenti che poi risulteranno sottoscritti a palazzo municipale. A Pino Giammarinaro, il sindaco Sgarbi avrebbe permesso di partecipare anche a riunioni di giunta, senza ovviamente verbalizzarne la presenza. E a casa dell’ex deputato siciliano fu scritto un bilancio di previsione del Comune. Tra i casi sottolineati dal Ministero dell’Interno nella relazione di scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Salemi anche quello della mancata assegnazione di un terreno di 70 ettari confiscato al narcotrafficante mafioso Totò Miceli, ritenuto uomo fidato del latitante Matteo Messina Denaro.

V. Sgarbi

L’ultima “perla” di Sgarbi. L’ultima condanna per il “Vittorio nazionale” è di qualche giorno fa: 10mila euro di risarcimento in favore dell’Arma per aver offeso ed insultato nel maggio 2015 i carabinieri in servizio ad Expo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Sgarbi ed il suo autista sarebbero arrivati in “contromano” in auto dinanzi ad un ingresso dell’Expo. Ne sarebbe nata una lite con tanto di insulti che Sgarbi avrebbe rivolto ai carabinieri offendendone pesantemente “l’onore ed il prestigio”.

Per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, Vittorio Sgarbi resta invece imputato ed ha scelto il processo con il rito abbreviato che in caso di condanna gli permetterà di usufruire di uno sconto di pena pari ad un terzo. L’udienza è fissata per il 14 luglio prossimo.

Poteva il sindaco Mario Occhiuto far mancare alla “sua” Cosenza un personaggio così?

Ultima modifica: 17 aprile 2018