“Mazzette” in cambio di appalti: arrestato il costruttore del nuovo ospedale di Vibo

L’inchiesta della Finanza porta ad un’ordinanza cautelare nei confronti di Saverio Guerrato presidente dell’omonima Spa che dovrebbe realizzare il nuovo nosocomio

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Si chiama “Imperator” l’operazione nell’ambito della “tangentopoli delle Terme”, con riferimento al comune di Abano Terme, in provincia di Padova, che ha portato all’arresto di cinque persone. Fra loro anche l’imprenditore di Rovigo, Saverio Guerrato, presidente e legale rappresentante dell’omonima società per azioni che nel 2014 si è aggiudicata l’appalto per la realizzazione del nuovo ospedale di Vibo. Un’opera pubblica attesa da decenni dall’intera comunità calabrese e che nelle intenzioni iniziali di stipula del contratto doveva essere completato entro giugno 2017. Per realizzare il nuovo ospedale, la capogruppo mandataria “Guerrato spa”, la “Costruzioni Procopio srl (mandante) e l’impresa “Carchella spa” (mandante), hanno costituito la società di progetto denominata “Vibo Hospital Service spa”.

Saverio Guerrato
Saverio Guerrato

Le accuse. L’accusa che viene mossa a Saverio Guerrato è quella di aver pagato al sindaco di Montegrotto, Luca Claudio, una tangente da 174mila euro per ottenere l’appalto per la riqualificazione energetica e l’adeguamento normativo degli edifici comunali e degli impianti di illuminazione pubblica di Montegrotto Terme, in provincia di Padova, assegnato il 30 settembre del 2010. Una commessa del valore di 15 milioni di euro e della durata di 15 anni.

Secondo la Guardia di Finanza di Padova, che ha portato a termine delle complesse indagini coordinate dalla locale Procura della Repubblica (procuratore Matteo Stuccilli e pm Federica Baccaglini), vi sarebbe stato un vero e proprio “modus operandi” che avrebbe caratterizzato gli ultimi otto anni, prima a Montegrotto, dove l’ex sindaco Luca Claudio è stato raggiunto pure lui da un’ordinanza di custodia cautelare al pari dell’amico Massimo Bordin. “Modus operandi” che sarebbe stato esportato nella vicina Abano dove Luca Claudio era divenuto sindaco da qualche mese dopo essere stato primo cittadino a Montegrotto. Bordin, 55 anni, residente a Torreglia, dimessosi da sindaco di Montegrotto un anno fa, è stato pure lui arrestato, così come l’imprenditore Luciano Pistorello, 52 anni, di Abano, legale rappresentante della “Pistorello Spa”. Insieme a loro è stato arrestato il presunto faccendiere Massimo Trevisan, 46 anni, di Mestrino, ritenuto un prestanome di Luca Claudio al quale viene ricondotta la “Rls”, società alla quale sarebbe stata pagata la tangente da Saverio Guerrato, per questo finito ai domiciliari, sotto forma di pagamento di fatture per una consulenza che per gli inquirenti sarebbe di fatto mai stata resa.

Altri 18 soggetti sono indagati a piede libero nell’inchiesta .

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La “Guerrato spa”. Nata a Rovigo nel 1935 la Guerrato Spa è oggi una delle principali imprese venete, leader nei settori del project financing, facility management, progettazione integrata, realizzazione opere civili ed impianti tecnologici e speciali, ricerca e sviluppo di energie alternative.

Saverio Guerrato, ora ai “domiciliari” con l’accusa di corruzione, è figlio di Luciano, il patron fondatore della Guerrato spa di Rovigo, che è impegnata anche nella realizzazione dell’ospedale di Asiago. La Guerrato in Veneto viene considerata come un’azienda che negli anni ha saputo mantenere ottimi rapporti con la politica, specialmente con il partito di Alleanza Nazionale al quale viene ritenuta vicina.

La Guerrato entra suo malgrado anche in un’altra battaglia giudiziaria che ha svelato gli equilibri della città di Padova, visto che nel 2010 era in dirittura d’arrivo per aggiudicarsi la realizzazione della nuova sede dell’Arpav, operazione che sarebbe stata sponsorizzata da An. Il tutto sarebbe stato però osteggiato da fazioni opposte, come quella di un costruttore veneto sostenuto da un carabiniere poi finito sotto processo per la tentata concussione legata proprio a quella sede.

Vibo nuovo ospedale

Le conseguenze a Vibo. In considerazione dell’inchiesta di Padova e dell’arresto di Saverio Guerrato, appare ora inevitabile pensare che la vicenda possa avere delle ripercussioni anche sulla costruzione del nuovo ospedale di Vibo Valentia. Spetterà in ogni caso all’Asp di Vibo valutare se l’impresa conservi ancora quei requisiti di “moralità” (c.d. requisiti di ordine generale) necessari per mantenere in vita il contratto d’appalto a suo tempo sottoscritto con la Regione Calabria. Vero è che, ancora una volta, la costruzione del nuovo ospedale di Vibo si intreccia con vicende giudiziarie che interessano gli imprenditori che dovrebbero realizzare l’importante opera pubblica. Era già successo nel 2004 con il “Consorzio Tie” di Bitonto degli imprenditori pugliesi Domenico Liso e Domenico Scelsi. Una “scatola vuota” che si era aggiudicata la realizzazione del nuovo ospedale (pur non avendo nè gli uomini, nè i mezzi per realizzarlo) attraverso una vera e propria truffa che ha portato alla condanna da parte del Tribunale di Vibo Valentia dell’imprenditore Domenico Liso finito al centro dell’operazione denominata “Ricatto” condotta sul campo dal luogotenente Nazzareno Lopreiato, all’epoca alla guida della Stazione dei carabinieri di Vibo, con il coordinamento dell’allora pm della Procura di Vibo, Giuseppe Lombardo (oggi pm di punta della Dda di Reggio Calabria).

Asp ViboUn’inchiesta che ha toccato le più alte sfere della politica romana (il partito dell’Udc), della massoneria, dell’Opus Dei e della ‘ndrangheta (clan Lo Bianco di Vibo e Giampà di Lamezia Terme, interessati ai subappalti), con un giro di malaffare e di tangenti terminato in un caso di mala-giustizia per via di un processo dimenticato da tutti (Procura di Vibo in primis dopo il trasferimento dei pm Giuseppe Lombardo e Fabrizio Garofalo, politica e varie associazioni “paladine” della legalità a parole, poi) e rinviato in continuazione dai vari Collegi che si sono succeduti nella sua trattazione. Anche l’Asp di Vibo Valentia ci ha messo del suo, costringendo il proprio legale di parte civile, Luigi Ciambrone del foro di Catanzaro, a dimettersi dall’incarico essendo di fatto rimasto da solo a combattere contro un sistema di malaffare e di malagiustizia con radici difficili da estirpare.

Oggi, quindi, l’arresto del legale rappresentante della “Guerrato spa”. Per la costruzione del nuovo ospedale di Vibo – con buona pace della politica politicante, sia di destra che di sinistra – sembra una maledizione. (g.b.)

Riceviamo e pubblichiamo quanto trasmesso per email dall’imprenditore dott. Domenico Liso in data 14 ottobre 2019: “Egr. Direttore, se l’informazione è oggi indispensabile come strumento di conoscenza e di lavoro, l’informazione deve essere corretta e quanto più possibile esatta. La sopravvivenza delle agenzie di informazione, cioè la necessità di ricorrere ad esse come sicuri organi di base, dipende allora dalla misura in cui la loro mediazione significhi non soltanto gestione delle informazioni che circolano fuori dalla Rete e dentro la Rete, ma anche verifica e controllo di quelle informazioni; una mediazione che sia soprattutto mediazione di verità. L’esito del processo (assoluzione con formula piena per tutti gli imputati) sulla costruzione del nuovo ospedale di Vibo Valentina che, mio malgrado mi ha visto ingiustamente e barbaramente coinvolto, ha dimostrato che il teorema del pm Lombardo, coadiuvato dal luogotenente Nazzareno, la cui moralità è risultata molto discutibile, era totalmente infondato perché “costruito” su fatti e circostanze inesistenti quando non con maestria falsamente elaborate. Evitandomi di entrare nel merito, perché è tutto depositato agli atti pubblici, Le puntualizzo che quanto emerso dal processo (al netto delle prove falsamente costruite dall’accusa) ha dimostrato solo ed esclusivamente una cosa e cioè che l’ospedale di Vibo non doveva essere costruito perché questa era la volontà dei poteri malavitosi del territorio. È stato dimostrato che non c’era alcuna concussione o corruzione o turbativa d’asta. Non esistevano tangenti di nessun tipo tanto è vero che è assolutamente falso quando riporta che il teorema sostenuto dal pm Lombardo è stato “rinviato in continuazione dai vari collegi che si sono succeduti nella sua trattazione”. Infatti, sono stati proprio i colleghi succedutisi nella accusa che hanno chiesto l’assoluzione con formula piena sottolineando che quanto dedotto dal pm Lombardo era solo il frutto di incredibile fantasia”.

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