Vibo, santuario Santa Maria degli Angeli: la sacrestia lignea torna alla luce

L’opera di immenso valore artistico è da ieri nuovamente esposta dietro il presbiterio del santuario di Santa Maria degli Angeli

di MICHELE LA ROCCA

Un tesoro che rivede la luce. La sacrestia lignea intagliata da Fra Didacus nel 1663 è finalmente visitabile, grazie all’impegno del Fai di Vibo Valentia, presieduto da Teresa Saeli, del rettore del Convitto Filangieri Alberto Capria e del parroco monsignor Vincenzo Varone. L’opera di immenso valore artistico è da ieri nuovamente esposta dietro il presbiterio del santuario di Santa Maria degli Angeli, chiesa nota per il miracoloso gruppo del Crocifisso. A riconsegnare ufficialmente la sacrestia alla città era presente la soprintendente regionale ai Beni architettonici Margherita Eichberg. Nel breve convegno che ha preceduto la apertura, coordinato da Maurizio Bonanno, la Eichberg ha sottolineato la rilevanza del manufatto ligneo vibonese, un’opera d’arte che per la pregevole fattura si pone tra i più rilevanti esempi di scultura lignea in Italia.

La riapertura. A consentire la riapertura della sacrestia è servita non solo l’opera di restauro voluta dalla Soprintendenza, ma anche la “bonifica” dello stanzone che lo ospita, effettuata con contributi dei fedeli, per come sottolineato da don Varone. “C’è ancora da fare – ha spiegato il parroco – ma siamo intenzionati ad effettuare tutti gli interventi necessari per consentire un ambiente adatto alla conservazione dell’opera”. Grande ed ovvia la soddisfazione del rettore Alberto Capria, il quale ha voluto ricordare il travagliato lavoro di recupero e di restauro della sacrestia lignea, che fa parte del complesso del Convitto Filangieri, finalmente restituito alla collettività. A fare da ciceroni ai numerosi visitatori, sono stati gli studenti del Liceo Classco “Michele Morelli”. A margine del convegno abbiamo chiesto alla Eichberg notizie sui quadri della chiesa di sant’Antonio, pretesi dai frati Cappuccini di Lamezia Terme, e ci ha assicurato che per il momento è stato tutto sospeso, in attesa di accertamenti sulla proprietà delle opere. Pare comunque che le due preziose tele, una attribuita a Luca Giordano, rimarranno comunque a Vibo Valentia.

La sacrestia.  Misura circa metri 6 per 7. Gli armadi formati da banconi a cassetti con stipo soprastante con stipo a sportello, la rivestono per tre lati in tutta la loro bellezza. La sacrestia, insomma, è tornata come la vide il Bisogni nel 1700 e descritta nella sua storia di Monteleone, quasi fresca di realizzazione. Ed infatti dalle diciture impresse su alcuni stipiti si capisce che l’opera fu completata da Fra Diego da Monteleone tra il 1663, la prima data impressa in basso a destra del pannello centrale e il 1666, data impressa sul pannello con il bassorilievo di San Didacus (San Diego). Nel pannello principale della sacrestia è rappresentato Gesù che consegna le chiavi a San Pietro. L’edicola è sormontata dal simbolo francescano minoritarico: la croce sul Golgota, il teschio e la tibia tra le due braccia incrociate. Ai lati, si trovano le effigi di San Francesco e di Sant’Antonio.
Nella parete di sinistra, sul portello centrale, è rappresentata l’Immacolata coronata di stelle, i piedi sulla luna falcata nell’atto di schiacciare il serpente con l’aiuto del Bambino Gesù, che trafigge con una lancia la testa del rettile. Ai lati dell’immagine ci sono i simboli delle litanie mariane, raffigurati a rilievo con stilizzazione decorativa. Nella parete di fronte, una posizione centrale è occupata dalla rappresentazione dei Sette Martiri Francescani, trucidati a Ceuta, nel Marocco, il 10 ottobre del 1227, dopo essere partiti missionari dal Convento dei Frati Minori di Castrovillari per diffondere il Cristianesimo tra i Musulmani. Negli altri riquadri, figure di santi francescani: San Ludovico, Santa Chiara, San Pietro d’Alacantara e San Diego d’Alcalà.

Le altre opere.  Il santuario della Madonna degli Angeli, oltre alla sacrestia e al celebre gruppo del Crocifisso del 1600, conserva altre opere che meritano grande attenzione da parte del visitatore: due quadri attribuiti a Luca Giordano, di recente restaurati e riesposti nella chiesa, e una pregevole scultura della Madonna con bambino (XVI sec.) di stile gaginesco, attribuita al napoletano Michelangelo Naccarino, restituita a Vibo nel 2006 dopo ben trenta anni! Ci sono voluti mesi e mesi di trattative con la Soprintendenza di Cosenza perchè la statua fosse ricollocata nella chiesa, data la sua valenza artistica.