Tangenziale Vibo: indagati l'ex sindaco D'Agostino e l'ex dirigente comunale
Avviso di conclusione indagini vergato dal pm nei confronti dell'ex primo cittadino e dell'allora dirigente dei Lavori pubblici di palazzo "Luigi Razza"
Rifiuto di atti d'ufficio. Questa l'accusa per la quale il pm della Procura di Vibo Valentia, Concettina Iannazzo, ha chiuso le indagini preliminari nei confronti dell'ex sindaco di Vibo, Nicola D'Agostino, e dell'ingegnere Pasquale Scalamogna nella sua qualità di responsabile del settore "Lavori pubblici" del Comune. Secondo l'accusa, Nicola D'Agostino, all'epoca sindaco del Comune di Vibo, e quindi pubblico ufficiale, e l'ingegnere Pasquale Scalamogna, all'epoca dirigente del settore Lavori pubblici e settore Tecnico del Comune - e quindi incaricato di un pubblico servizio -, a seguito del sequestro preventivo del muro della Tangenziale Ovest che doveva collegare il quartiere "Cancello Rosso" alla strada per Triparni passando per il quartiere Affaccio, avrebbero indebitamente rifiutato tutta una serie di atti d'ufficio. Il sequestro era stato disposto in via d'urgenza dalla Procura di Vibo il 16 maggio 2011 e poi convalidato dal gip il 25 maggio 2011.

In particolare, i due indagati - in concorso fra loro - si sarebbero indebitamente rifiutati di adottare atti amministrativi di tipo deliberativo, atti di indirizzo, atti per l'indizione di un bando di gara, atti di approvazione di un progetto e di realizzazione delle opere necessarie per mettere in sicurezza il sito della Tangenziale Ovest ed il versante sovrastante. L'allora sindaco Nicola D'Agostino, fra l'altro, era stato nominato dall'autorità giudiziaria "custode" del manufatto (muro) ricadente in località "Cancello Rosso". Muro ed intero sito posto sotto sequestro e per il quale, per ragioni di sicurezza pubblica, ad avviso della Procura, dovevano essere compiute senza ritardo tutta una serie di opere e di atti d'ufficio che sarebbero stati invece "indebitamente" rifiutati dai due indagati. Nicola D'Agostino e Pasquale Scalamogna avranno ora 20 giorni di tempo per chiedere al pm di essere interrogati o presentare eventuali memorie difensive.

Secondo il gip, Gabriella Lupoli, che all'epoca ha disposto il sequestro delle opere (realizzate, secondo le perizie, con cemento depotenziato), i lavori per la messa in sicurezza si rendevano necessari alla luce delle risultanze tecniche e investigative che segnalavano l'estrema pericolosità sia del muro di località "Cancello Rosso" e sia del versante sovrastante. Una perizia commissionata dalla Procura rilevava inoltre “notevoli lesioni che continuano progressivamente ad aprirsi nel muro della Tangenziale, tanto da lasciar fondatamente prevedere il crollo dell’intera opera”. (g.b.)
