Bufera sulla principale azienda sanitaria del capoluogo: quattro medici agli arresti e sette operatori sanitari sospesi dalla professione con accuse gravissime

Le Fiamme gialle del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio
Calabria hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal
Gip del Tribunale - su richiesta della Procura della Repubblica reggina - nei
confronti di 11 sanitari operanti o già in servizio presso i reparti di Ostetricia e
Ginecologia, di Neonatologia e di Anestesia del Presidio ospedaliero “BianchiMelacrino-Morelli” per i reati di falso ideologico e materiale, di soppressione, distruzione e occultamento di atti veri nonché di interruzione della gravidanza senza consenso della donna.

I provvedimenti. Trattasi, in particolare, di quattro misure cautelari degli arresti domiciliari nei confronti di medici e di sette misure interdittive della sospensione dell’esercizio della professione (medica e/o sanitaria) per la durata di 12 mesi a carico di sei medici e di un ostetrica.

Le accuse. Secondo l'attività investigativa del Nucleo di polizia tributaria, vi era un sistema  di copertura illecito, condiviso dall’intero apparato sanitario, che è stato attuato tutte le volte in cui “le cose non sono andate come dovevano andare” nell’esecuzione
dell’intervento sulle singoli gestanti o pazienti, onde evitare di incorrere nelle conseguenti responsabilità soprattutto giudiziarie.

L'origine dell'inchiesta. L'indagine è partita dalla captazione di alcune telefonate intercettate nell’ambito di un procedimento penale, pendente presso la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, riguardante una serie di soggetti a vario titolo gravitanti nell’orbita della cosca reggina dei De Stefano. Nello specifico dalle intercettazioni attivate su un’utenza intestata alla Azienda ospedaliera e in uso al dottore Alessandro Tripodi, medico ginecologo presso il reparto “Ginecologia e Ostetricia”
nonché nipote di Giorgio De Stefano (nato a Reggio Calabria nel 1948 e cugino dei capi storici della citata cosca di ’ndrangheta) emergeva la consumazione di numerosi episodi di malasanità afferenti a reati di colpa medica e di falsità in atto pubblico da parte del personale dipendente.

Gli episodi di presunta "malasanità". In particolare, gli episodi di malasanità accertati dalla Guardia di finanza hanno riguardato il decesso (in due distinti casi) di due bimbi appena nati, le irreversibili lesioni di un altro bimbo dichiarato invalido al 100%, i traumi e le crisi epilettiche e miocloniche di una partoriente, il procurato aborto di una donna non consenziente nonché le lacerazioni strutturali ed endemiche di parti intime e connotative di altre pazienti. Secondo gli elementi raccolti dall'accusa, in tale quadro, per coprire le responsabilità derivanti dagli errori medici commessi, il personale sanitario procedeva, con varie modalità e sempre d’intesa, a “manipolare” e a falsificare la relativa cartella clinica.

"Gravi negligenze". Sotto il coordinamento della locale Procura, la complessa attività investigativa svolta dalle Fiamme Gialle di Reggio Calabria ha, quindi, posto in luce - mutuando un passaggio dell’ordinanza - “l’esistenza di una serie di gravi negligenze professionali e di «assoluta freddezza e indifferenza» verso il bene della vita che di contro dovrebbero essere sempre abiurate dalla nobile e primaria funzione medica chiamata «a salvare gli altri» e non se stessi”.

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