‘Ndrangheta: “Parco Sud”, cade in Cassazione il 416 bis per i Barbaro-Papalia

Cinque invece le condanne definitive per ricettazione ed armi nei confronti degli esponenti dei clan di Platì trapiantati a Corsico e Buccinasco, ribattezzate “la Platì del Nord”

La sentenza della quinta sezione penale della Suprema Corte fa seguito ad un precedente annullamento, da parte della Cassazione, di buona parte delle condanne che erano state inflitte agli imputati dalla Corte d’Appello di Milano che li aveva ritenuti responsabili di aver costituito una associazione di stampo mafioso che, facendo leva sulla decennale fama criminale acquisita dal sodalizio dei Barbaro/Papalia in territorio lombardo, esercitava il completo controllo sugli appalti edilizi nell’hinterland milanese, ed in particolare, nei comuni di Corsico e Buccinasco, considerati “la Platì del nord”.

tribunale Milano

In particolare, con la prima sentenza, la Corte milanese aveva condannato per associazione mafiosa, e reati connessi, Papalia Domenico, Barbaro Domenico, Barbaro Francesco, Barbaro Salvatore, Barbaro Rosario e Perre Antonio.

La pronuncia, a seguito dei ricorsi proposti dalle difese, era stata in parte (per il solo art. 416 bis, associazione mafiosa) annullata dalla Prima sezione penale della Corte di Cassazione, con rinvio ad altra Sezione della Corte d’Appello di Milano che in sede di rinvio ha completamente assolto Domenico Papalia, assolvendo anche Francesco Barbaro e Antonio Perre dal solo reato di cui all’art. 416 bis, confermando nel resto.

Avverso quest’ultima sentenza, è stato proposto ricorso per Cassazione sia dalla Procura Generale milanese, per le tre assoluzioni, sia dalle difese degli imputati che hanno riportato condanna per i residui reati di possesso e ricettazione di armi (Domenico, Rosario, Salvatore e Francesco Barbaro, rispettivamente a 6 anni e 6 mesi, 2 anni, 4 anni, e 4 anni e sei mesi di reclusione; Antonio Perre a 5 anni).

Con la pronuncia odierna, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore generale, confermando le pronunce assolutorie dal reato di associazione mafiosa per Domenico Papalia, che risulta completamente scagionato (difeso dall’avvocato Francesco Lojacono), per Francesco Barbaro e Antonio Perre (difesi rispettivamente dagli avvocati Renato Russo e Amedeo Rizza), ed ha rigettato i ricorsi degli altri imputati, le cui condanne divengono definitive.