L’inferno di Foraffascinu al Rendano fa il pienone senza bisogno di scongiuri (FOTO)

«A quante repliche siamo?». «Sei, otto… dieci, credo». A volte si perde il conto ma l’entusiasmo non fa che salire. Foraffascinu, ma non c’è bisogno di scongiuri, ieri ha abbracciato il suo pubblico al teatro Rendano di Cosenza. Tra i velluti rossi la corazzata degli attori della Terra di Piero ha fatto, neanche a dirlo, il pienone. Pienone di pubblico e risate. Emozionatissimi, prima che si aprisse il pesante sipario, tutti gli interpreti di questa gustosa favola cosentina, in salsa dantesca, che poco prima della messa in scena hanno riempito di colore il foyer del teatro Alfonso Rendano. «È bello essere qui, in questo splendido posto. Voglio ringraziare gli attori che sono sempre fantastici. Ormai si può dire che siamo una grande famiglia» dice Sergio Crocco, autore della pièce che promette già numeri da record così come le sue precedenti. Passato dall’altra parte, nelle vesti del demonio, l’ex Dio di Conzativicci Roberto Giacomantonio, ci scherza su. «È nota a Cosenza la mia cattiveria, sono perfettamente nella parte». Si tengono per mano le piccole interpreti Ludovica e Maria Giovanna, mentre dietro le quinte i tecnici apparecchiano la tavolata per l’entrata in scena.

Le truccatrici, all’opera da ore, tingono di colori insoliti i volti delle attrici che popoleranno, da lì a poco, gli originali gironi infernali che animeranno lo spettacolo. «Sergio è una persona straordinaria – dice l’assistente alla regia Francesca Marchese – è riuscito a costruire qualcosa che qui a Cosenza non esisteva: un fenomeno teatrale senza precedenti. Il suo cuore è quello di un generoso e non dimentichiamo che “La Terra di Piero” ha degli obiettivi lodevoli e poi Il parco “Piero Romeo” sarà una meraviglia e questo lo si deve anche all’impegno di questi attori che prestano il volto e il cuore a una missione straordinaria». Alle otto di sera c’è già la fila fuori. Molti promettono che si concederanno una replica a breve, ma Foraffascinu adesso volerà verso Bologna e Roma per poi tornare in Calabria a «riveder le stelle».

laPrì

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