Totò Carnovale, esperto della Euroedil impianti, spiega quali sono le procedure idonee per la rimozione del materiale e quali i problemi a queste collegati

di ILARIA LENZA

La premessa è una soltanto: di per sé l'amianto non è pericoloso. Ma può diventarlo. E, per questo, diventa fondamentale prevenire qualunque forma di contatto anche indiretto con l'amianto e le sue fibre. I metodi per smaltire il materiale, ampiamento utilizzato negli anni passati, soprattutto nel campo dell'edilizia, sono tre: incapsulamento, copertura e bonifica. Tre operazioni distinte che, in buona sostanza, si riducono ad un unico metodo di rimozione.

tetto amianto

Le procedure di smaltimento. "Generalmente si interviene con l'incapsulamento, una procedura che consiste nell'isolamento del materiale, attraverso l'impiego di pellicole poste all'interno e all'esterno, del pannello o della superficie che si intende mettere in sicurezza". Totò Carnovale, esperto della Euroedil impianti, intervistato da Zoom24, spiega quali sono gli interventi e le modalità da seguire per uno smaltimento sicuro. "A questo sistema di bonifica deve essere abbinato, nel tempo, un controllo costante, un monitoraggio periodico, teso ad accertare che le condizioni della superficie restino inalterate". Molto pericolose, infatti, sono le fibre dell'amianto, soprattutto di quello friabile, più soggetto ad alterazione. "L'incapsulamento comporta costi prolungati e in tanti casi - continua - non è la soluzione migliore a cui ricorrere per la bonifica. Questo perché in alcune circostanze può capitare che parti delle superficie da bonificare siano già compromesse, al punto da rendere necessario un intervento più drastico". Nei casi in cui non è possibile eseguire l'incapsulamento, si procede pertanto direttamente con la rimozione. "E' il metodo che noi consigliamo quasi sempre. Per una ragione molto semplice: risolve definitivamente il problema e i costi si abbattono nel tempo con la detrazione fiscale al 50 per cento e l'iva al 10". Agevolazioni di recente introdotte a livello ministeriale, ma che non estinguono i costi elevati spesso richiesti per la bonifica.

Bonifica e costi. "Il problema che si riscontra - spiega Carnovale - è soprattutto legato ai costi di smaltimento. Molti, pur di non spendere cifre importanti, si improvvisano, mettendo a rischio la propria stessa salute. La fase istruttoria per le operazioni di bonifica e il monitoraggio dell'area comportano costi elevati, che spesso scoraggiano. E, paradossalmente, costa meno smaltire volumi più ampi. Per esempio per 50 metri quadrati possono essere necessari 1500 euro". Le agevolazioni fiscali non abbattono i costi del tutto e ad oggi non esiste a livello regionale alcun finanziamento che possa supportare i privati economicamente nel processo di smaltimento. "Ci è capitato spesso - dice l'esperto - di intervenire dove altri avevano operato male, rompendo in pezzi da 5 centimetri le lastre di eternit. Una cosa da non fare assolutamente, perché rischia di disperdere nell'aria le fibre pericolose dell'amianto".

AmiantoMonitoraggi e limiti. "Il problema - continua - è questo: il monitoraggio eseguito sui territori è estremamente carente, perché nei Comuni si è proceduto a mappare il fenomeno attraverso l'autodenuncia, cui hanno aderito - come nel Vibonese - piccole percentuali di privati. Il dato sarebbe in realtà diverso, se i Comuni procedessero a mappare i territori direttamente". Più a rischio, per la presenza di amianto, sono le vecchie zone industriali. Ma non si tratta di casi unici. "Un tempo l'eternit veniva impiegato anche per costruire nei condomini le cisterne dell'acqua, che devono essere bonificate al pari dei tetti. Il compito degli operatori come noi - conclude - è quello di andare incontro ai privati cittadini per consentire secondo legge la rimozione in sicurezza del materiale. Ma occorre maggiore sensibilità rispetto ad un fenomeno che, a tutela della salute pubblica, deve essere risolto".